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Martedì Nigel Farage, il leader del partito di destra populista Reform UK, ha detto che si dimetterà da parlamentare per il collegio di Clacton-on-Sea e che si ricandiderà alle elezioni suppletive che si terranno come conseguenza delle sue dimissioni. Lo ha fatto – e non per caso – dopo che la commissione etica del parlamento britannico aveva aperto una seconda indagine sui finanziamenti del suo partito, accusato di aver ricevuto donazioni illecite per milioni di sterline.

Farage ha detto di voler consentire agli elettori di Clacton-on-Sea di «giudicare le [sue] azioni» e ha presentato l’elezione come una sfida del «popolo contro l’establishment» e come «un’occasione per infilare due dita su per l’intero establishment». Questa è la retorica abituale di Farage, che ha sempre cercato di presentare se stesso come il difensore dei valori popolari contro la corruzione dell’ordine costituito e dei media mainstream. Reform UK è attualmente il primo partito nel Regno Unito secondo i sondaggi.

Praticamente tutta la politica britannica ha giudicato l’annuncio di dimissioni di Farage come una trovata per distogliere l’attenzione dai suoi presunti finanziamenti illeciti. Per questo i leader di tutti i principali partiti britannici (Conservatori, Laburisti, Liberaldemocratici, Verdi e altri) hanno dichiarato che non si presenteranno all’elezione suppletiva, che dovrebbe tenersi fra agosto e settembre: una decisione che rischia di indebolire la retorica di Farage.