Roma, 8 lug. (askanews) – Il numero è inequivocabile: il 10% dei lavoratori italiani si dichiara realmente coinvolto nel proprio lavoro. Significa che 9 dipendenti su 10 sono lì, ma con la mente e il cuore altrove. L’Italia si posiziona al 28° posto su 38 Paesi europei nel State of the Global Workplace 2025 di Gallup, ben sotto la media globale del 21%.

Eppure la stessa ricerca rivela un paradosso: il 47% degli italiani si considera in una condizione di benessere personale soddisfacente, collocandosi al 16° posto in Europa. Si sta abbastanza bene, ma non al lavoro. Il lavoro, per la maggioranza, è diventato qualcosa da sopportare, non da vivere. Il 37% dei lavoratori sta guardando attivamente o passivamente verso un’altra azienda. Uno su tre è già mentalmente uscito. E il 49% vive livelli di stress significativi ogni giorno — quinto Paese in Europa per questo indicatore, ben sopra la media continentale del 38%.

«Il problema non sono i collaboratori di oggi. Il problema è che li stai gestendo con gli strumenti di ieri», scrive Max Foroni nel suo recente saggio Non ci sono più i collaboratori di una volta, manuale diretto e senza filtri rivolto a imprenditori e manager italiani. Una tesi controcorrente in un Paese dove il lamento sui collaboratori è diventato quasi un rituale sociale.