di
Salvatore Riggio
Nell'ottavo di finale tra Portogallo e Spagna gli spettatori più accorti avranno notato che il calciatore portoghese ha cambiato le scarpette con un paio prive di tallone
Durante l’ottavo di finale dei Mondiali 2026 tra Portogallo e Spagna, un curioso dettaglio tecnico legato a Pedro Neto è diventato virale sui social. Le telecamere si sono soffermate ripetutamente sui piedi dell’esterno offensivo del Chelsea e della Nazionale lusitana, che ha giocato il match con una vistosa foratura sullo scarpino destro, precisamente all’altezza del tallone. La scena si è ripetuta persino quando il magazziniere gli ha fornito un paio di scarpe sostitutive, anch’esse modificate nello stesso punto.
Sebbene molti spettatori abbiano inizialmente ipotizzato un duro contrasto di gioco o un difetto di fabbricazione, la ragione di questa scelta è strettamente medica. L’accorgimento serve a gestire gli effetti collaterali della «sindrome di Haglund», una problematica nota nel mondo dello sport, che ha colpito altri calciatori noti al pubblico italiano come Elmas e Hummels, che è tornata alla ribalta proprio sul palcoscenico della Coppa del Mondo. Dal punto di vista clinico, questa patologia consiste in una prominenza ossea anomala nella parte posteriore del calcagno, vicino all’inserzione del tendine d’Achille. La sporgenza sfrega contro la struttura rigida della calzatura, provocando l’infiammazione dei tessuti molli e della borsa sierosa. Poiché i calciatori utilizzano scarpe molto aderenti, la pressione sul contrafforte posteriore può causare dolori insopportabili. Il foro sullo scarpino elimina l’attrito, consentendo all’atleta di correre senza avvertire fitte.











