«Mi scusi, sir, ma entro cinque minuti dovremo chiederle di spostare i suoi piedi oltre la linea, perché ci sarà un’altra coda con tante persone». Senza fare una piega, il ragazzo sdraiato sul plaid sposta le gambe e continua a guardare una partita sul cellulare. Ordine e disciplina: non c’è altro modo per tenere in fila per ore tredici, forse quindicimila persone su un prato e per fortuna a Wimbledon Park sanno bene come si fa. Non è una fila qualsiasi, è “The Queue”, un’istituzione che a inizio luglio, all’All England Lawn Tennis Club rivaleggia con le fragole con panna, se non con il celebre “dress code” predominantly white, datato 1880.

Come nasce una coda

Ci sono vari modi per accedere al torneo di Wimbledon e forse essere un giocatore non è quello più complicato. Di certo il più costoso è comprare gli abbonamenti per i campi principali, che sono stadi: coperti (il Centre Court e il n. 1) oppure, come il numero 2, no. Se sborsi qualche migliaio di sterline per assicurarti un posto numerato affacciato sul palcoscenico più esclusivo del tennis mondiale, puoi prendertela comoda e curare anche il tuo aspetto, metterti l’abito o (per le donne), tubino e sandaletto. Ma se non vuoi o non puoi e se non sei parte del torneo, hai una sola chance: armarti di pazienza e andare nel prato dove una ventina di linee bianche numerate (da K1 in poi), stabiliscono il diritto di precedenza per acquistare il biglietto Ground da 33 sterline. Con un’avvertenza: devi essere pronto a (quasi) tutto.