Martedì sul primo canale della televisione pubblica ungherese MTVA è apparso un messaggio in caratteri bianchi su sfondo nero. Diceva: «Il servizio pubblico non dovrebbe mentire. Ci scusiamo per averlo fatto così a lungo.» Annunciava così la sospensione delle trasmissioni per permettere le riforme decise dal nuovo primo ministro Péter Magyar. Da quando ha assunto l’incarico, a maggio, Magyar ha avviato un progressivo smantellamento di ciò che resta del regime semi-autoritario del suo predecessore Viktor Orbán, per cui i media statali erano diventati una cassa di risonanza acritica e fedele.

Martedì sono stati sospesi non soltanto i programmi televisivi ma anche quelli della radio pubblica Kosssuth, che ha trasmesso al loro posto i brani del celebre compositore ungherese Béla Bartók. Dopo alcune ore in cui i canali sono stati del tutto oscurati, sono riprese le trasmissioni ma senza notiziari, che ricominceranno al termine della ristrutturazione. Il resto del messaggio apparso su M1 diceva: «Il servizio pubblico si sta trasformando per essere, in futuro, indipendente e credibile. I notiziari sono sospesi, restate con noi».

La decisione del governo di Magyar di riformare i media pubblici in maniera così netta è delicata e potenzialmente rischiosa.