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Una decisione presa domenica dal governo israeliano sta rischiando di aprire una crisi istituzionale nel paese. Il governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato la sua intenzione di non rispettare una sentenza della Corte Suprema riguardante l’Autorità di controllo delle trasmissioni televisive: una decisione senza precedenti e con conseguenze che potrebbero indebolire il già fragile sistema israeliano di bilanciamento dei poteri.
Israele è infatti un paese senza una Costituzione scritta e a partire dagli anni Novanta la Corte Suprema ha assunto il ruolo di principale contrappeso al potere esecutivo, con una serie di sentenze che le hanno dato il potere di abolire qualunque legge approvata dalla Knesset, cioè il parlamento israeliano. Da tempo Netanyahu si scontra con il tribunale e ne contesta gli ampi poteri: il suo governo ha anche tentato di riformarli, per ora senza successo.
La questione su cui si è espressa la Corte Suprema è questa. L’Autorità di controllo delle trasmissioni televisive sta esaminando l’offerta di acquisto di Channel 13, uno dei più importanti canali israeliani, da parte di un gruppo di imprenditori considerati critici nei confronti di Netanyahu. Governo e Corte Suprema però non sono d’accordo su chi siano i membri dell’Autorità di controllo.












