Chi passava da Molfetta all’alba del 25 giugno scorso, attorno alle cinque di mattina, può darsi abbia visto un uomo guardare il mare. Domenico Centrone fino a qualche ora prima il mare lo immaginava soltanto, chiuso in un carcere di massima sicurezza della Libia. Il 34enne, docente a contratto di produzione cinematografica all’università di Bari, era nella delegazione dei dieci attivisti della Flotilla di terra che hanno provato a negoziare il passaggio del convoglio con gli aiuti umanitari diretti a Gaza. Salvo poi essere arrestati dalle milizie del generale Khalifa Haftar.
Centrone, arrivati al valico di Sirte, in Libia, andate a mediare e si perdono le vostre tracce.
«Da mesi avevamo iniziato le interlocuzioni con la Mezzaluna Rossa, che avrebbe dovuto garantire il passaggio degli aiuti. A Sirte ci siamo trovati orfani di questa istituzione e abbiamo intrapreso una negoziazione con le milizie. Dopo nove giorni senza notizie, abbiamo deciso di inviare un’altra delegazione».
Quella di cui faceva parte.
«Ci siamo mossi verso la Libia Est con due ambulanze per parlare con i militari. Ma abbiamo trovato circa 20 mezzi blindati e 50 soldati con l’uniforme blu, quella delle milizie di Haftar. Due Suv ci hanno tagliato la strada e alcuni militari in borghese ci hanno perquisito, prima di portarci con loro».






