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Gaia Piccardi, inviata a Wimbledon

Jannik arriva alla semifinale con Djokovic forte di una battuta che è migliorata tantissimo negli anni. E appare più sereno anche nella gestione del caldo londinese

Bravino eh, ma un po’ troppo prevedibile, diceva di lui Novak Djokovic (che venerdì ritroverà in semifinale) dietro le quinte dell’All England Club nel lontano 2022, dopo avergli rimontato due set nei quarti: battuta monocorde, poche variazioni.

Stessa erba, stesso fiume. Quattro anni dopo, Jannik Sinner è un altro giocatore. Il servizio, soprattutto in questi giorni di dritto ballerino, è diventato l’architrave del sinnerismo. Ieri ha risolto un piccolo rebus chiamato Jan-Lennard Struff, classe 1990, tedesco della Renania, la pensione a fine stagione come capolinea di una carriera dignitosa: un titolo Atp sulla terra di casa, la soglia dei top 20 (n. 21) come personalissimo soffitto di cristallo. In Church Road però, in un martedì di caldo in cui gli inglesi hanno stappato più crema solare che champagne, l’uomo all’ultimo urrah ha incrociato il ragazzo in missione. Ne è scaturito un match di tennis essenziale, a tratti anoressico; furibondo quando partiva lo scambio, per ampi tratti spelacchiato come questi campi che sognano una botta di umidità. Esattamente quel «match molto diverso» che il migliore aveva pronosticato appena risolta la sciarada Mochizuki, il leggiadro volleatore agli antipodi dalla siderurgica produzione di Struff.