di
Matteo Castagnoli e Cesare Giuzzi
Nata a Milano, aveva aperto lo studio «Atelier9» in via Cagnola, e prima in via Giusti, dove teneva anche corsi e laboratori di pittura e modellazione della ceramica per adulti e bambini
«Lunedì sera le avevo sistemato la catena della bicicletta perché avevo sentito che faceva rumore. Il deragliatore era messo male. Le ho anche controllato i freni». A parlare è Fabio Marrone, 57 anni, custode del palazzo in via Ajraghi dove da anni viveva Laura Ghirardi, 67 anni, travolta e uccisa ieri da un camion mentre era in sella alla sua bicicletta in via Colleoni. «Mi vengono un po’ i brividi perché su quella bicicletta ci ho messo le mani cento volte».
La donna era solita girare in bici. Quella grigia e rossa metalizzata rimasta accartocciata sotto il camion all’incrocio con via Gattamelata, al Portello, a quasi tre chilometri da casa. Nata a Milano, aveva aperto lo studio «Atelier9» in via Cagnola, e prima in via Giusti, dove teneva anche corsi e laboratori di pittura e modellazione della ceramica per adulti e bambini. Poi si era trasferita in via Ajraghi in una casa di proprietà. Laura Ghirardi aveva due figli ed era un’artista, fotografa e ceramista. Chi la conosceva la descrive come una donna «curata, gentile, elegante e sempre piacevole». Sul suo sito personale raccontava di essere un’amante dei viaggi in tutto il mondo da Parigi a Buenos Aires. «Mi appassiona esplorare territori remoti, reali e non. Con l’immaginazione, attraverso la letteratura, l’arte. Dipingendo o modellando per istinto, fin da bambina. Penso che il passato serva come radice, assimilando la linfa che porta a nuove stagioni», scriveva. Nel 2007 aveva deciso di «abbandonare ogni giudizio» e di studiare la creatività dell’educatore francese Arno Stern: «Ho abbandonato il lavoro di prima, la vita di prima, interrotto una carriera ventennale e completato la mia formazione nel Clouslieu di Stern a Parigi».










