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Ruggiero Corcella

L'Oms raccomanda una nuova generazione di test molecolari utilizzabili anche nei centri di assistenza primaria. Il Global Fund li introdurrà in 13 Paesi ad alta incidenza per ridurre il ritardo diagnostico. Intervista a Anna Scardigli, senior TB Advisor del Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria

La tubercolosi continua a essere la malattia infettiva che provoca il maggior numero di morti nel mondo. Ogni anno uccide oltre un milione di persone, nonostante sia prevenibile e curabile. Il paradosso è che, nella maggior parte dei casi, il problema non è la mancanza di farmaci efficaci, ma il fatto che la malattia venga riconosciuta troppo tardi oppure non venga diagnosticata affatto. È per ridurre questo divario che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda oggi una nuova generazione di test molecolari «near-point-of-care» (NPOC), utilizzabili direttamente nei centri di assistenza primaria. Tredici Paesi – Bangladesh, Benin, Camerun, Etiopia, Filippine, Indonesia, Kenya, Nigeria, Perù, Sudafrica, Uganda, Vietnam e Zambia – si preparano a introdurli attraverso un'iniziativa sostenuta dal Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria, dalla Children's Investment Fund Foundation (CIFF) e dall'Aurum Institute, con l'obiettivo di distribuire quasi tre milioni di test tra il 2026 e il 2027.