Nel calcio moderno la divisa ufficiale non rappresenta soltanto un elemento tecnico o identitario. È uno strumento di marketing, un veicolo di promozione internazionale e una delle principali fonti di ricavo per aziende e federazioni. La Coppa del Mondo 2026, che per la prima volta ha riunito 48 nazionali, costituisce la più ampia vetrina commerciale mai offerta ai produttori di abbigliamento sportivo, trasformando il torneo in una competizione anche sul piano industriale. Ecco le cifre dei contratti tra le selezioni e i principali sponsor tecnici.
La scena mondiale è dominata da tre aziende. Come osserva Il Sole 24 Ore, Adidas, Nike e Puma forniscono infatti le divise di 37 delle 48 squadre qualificate, pari a circa il 77% dei partecipanti. Tra i tre leader, Adidas mantiene la posizione di riferimento con 14 nazionali. Il marchio tedesco continua a puntare su una presenza capillare, privilegiando collaborazioni di lungo periodo con federazioni storicamente legate al brand, come Argentina, Spagna e Germania, almeno fino alla conclusione dell'attuale accordo nel 2026. Una strategia fondata sulla continuità e sul valore della tradizione, che secondo alcune stime avrebbe generato circa 250 milioni di euro di ricavi collegati al Mondiale già nel primo trimestre dell'anno. Oltre alle già citate, il marchio tedesco veste anche Algeria, Arabia Saudita, Belgio, Colombia, Curaçao, Giappone, Messico, Qatar, Scozia, Sudafrica e Svezia.









