L'Uzbekistan sta puntando su un vasto programma di trasformazione da miliardi di dollari, ponendolo al centro della propria strategia di export. L'obiettivo è coordinare i target del governo con i piani industriali delle imprese, per trattenere nel Paese una quota maggiore del valore generato da prodotti agricoli, metalli e minerali.
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La spinta comprende un piano da 10 miliardi di dollari (8,8 miliardi di euro) per la trasformazione alimentare entro il 2030, una pipeline di progetti per i metalli tecnologici da 4,2 miliardi di dollari (3,7 miliardi di euro) e programmi per produrre localmente 880.000 tonnellate di lamiera d'acciaio. Include anche accordi sulla lavorazione del rame che, secondo uno dei maggiori gruppi minerari del Paese, potrebbero moltiplicare gli utili.
Questa strategia arriva mentre l'Uzbekistan riceve segnali più favorevoli dai mercati internazionali del credito. Moody’s Ratings ha alzato a giugno il rating sovrano del Paese da Ba3 a Ba2, citando miglioramenti duraturi nel quadro istituzionale e di politica economica, oltre a condizioni macroeconomiche e fiscali più solide.
Con il Paese privo di sbocchi diretti sul mare, il problema per l'Uzbekistan non è più solo quanto riesce a produrre, ma quanto guadagna da ogni spedizione prima che le merci lascino il territorio nazionale.











