“All’inizio credevo fosse una semplice botta, ma quando mi sono rialzato non riuscivo più a camminare. Mi portarono in ospedale per il ginocchio gonfio, ma i medici si concentrarono su dei puntini rossi – definiti petecchie – diffusi su tutto il corpo”. Così Giulio Luttazi, ventenne di Ladispoli, ricorda come, a seguito di un infortunio sul campo da calcio, il 30 ottobre 2021, la sua vita è cambiata all’improvviso. Aveva soltanto 16 anni quando la sua quotidianità fatta di scuola, uscite con gli amici e partite di calcio con la squadra del Cerveteri, in cui giocava come portiere, dovette improvvisamente lasciare spazio a una realtà completamente diversa.

"Vollero farmi subito le analisi. Io avevo paura degli aghi e non capivo perché non si stessero concentrando sul ginocchio che mi faceva male”, racconta Giulio, ricordando il momento in cui, nella sua stanza di ospedale, arrivarono cinque medici per comunicare ai suoi genitori che doveva essere trasferito urgentemente all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Gli accertamenti rivelarono un caso di aplasia midollare severa, una grave patologia in cui il midollo osseo non produce abbastanza cellule del sangue.

"Avevo le piastrine a 3000, un valore bassissimo rispetto alla media di 200.000. Per me tutti quei termini erano astrusi, l’ospedale era un mondo lontano. Ai miei amici dissi che avrei fatto qualche trasfusione e sarei tornato a casa. Non ero consapevole di ciò che mi stava succedendo”, racconta. Ma presto i medici spiegarono a Giulio e ai suoi genitori che percorso intraprendere.