Venticinque anni fa, all’alba del nuovo millennio, le vacanze estive rispondevano a un copione quasi immutabile, fatto di lunghe transumanze verso il mare e soggiorni prolungati. Oggi, a un quarto di secolo di distanza, i dati elaborati da Demos per l’Osservatorio sul Nordest ci restituiscono l’immagine di una società mutata, dove il desiderio di evasione deve fare i conti con un bilancio quotidiano decisamente più complesso. Eppure, la voglia di staccare la spina resiste: oggi, la quota di chi dichiara che andrà in vacanza si attesta al 44%, un valore del tutto simile al 45% registrato nel lontano 2001. A ridursi leggermente, invece, è la fetta di chi rimarrà a casa (39%, era il 42% all'inizio del millennio), mentre appare in leggero aumento l’area di chi non ha ancora preso una decisione (17%, +3 punti percentuali rispetto al 2001). Come si caratterizzano dal punto di vista sociale queste tre componenti?
Il profilo di chi ha già deciso che la prossima estate resterà a casa mostra una presenza superiore alla media di persone anziane (66%) e di quanti vivono in realtà urbane con meno di 15mila abitanti (48%). Dal punto di vista socioprofessionale, osserviamo che a rimanere a casa saranno in misura maggiore i pensionati (63%) e i disoccupati (51%), oltre alle casalinghe (42%). Quanti sono indecisi, invece, mostrano una presenza superiore alla media di adulti e residenti in città medie (entrambi 20%), oltre a studenti e casalinghe (ambedue 23%). Analizziamo, infine, il profilo di quanti hanno già preparato le valigie per concedersi almeno qualche giorno di relax lontano da casa. Se consideriamo il fattore anagrafico, vediamo come siano soprattutto i giovani under-30 (62%), oltre a quanti hanno tra i 30 e i 54 anni (54%), ad aver già programmato le proprie vacanze. Inoltre, a mettersi in viaggio saranno soprattutto i residenti nei centri urbani di medie (49%) o grandi dimensioni (55%), mentre l’analisi in base alla professione svela una presenza più massiccia di impiegati (67%) e studenti (60%), insieme a liberi professionisti (58%) e imprenditori (50%).LE DESTINAZIONI Ma dove si dirigeranno questi vacanzieri? Il mare si conferma la meta prediletta dai nordestini (58%), pur mostrando una netta flessione rispetto al 70% riservatogli nel 2001. A beneficiare di questa dinamica sembrano essere soprattutto le città d’arte e di cultura, che passano dal 6% del 2001 all’attuale 13%, e le località collinari, che salgono dall'1% al 6%. Stabile, invece, appare la montagna, che con il suo 20% mantiene il secondo posto. Chiudono la classifica, infine, le mete lacustri o di campagna, che raccolgono complessivamente il 3% delle preferenze. Quanto dureranno le vacanze? Meno di un tempo, sembra. Rispetto all'inizio degli anni Duemila, i giorni da dedicare al soggiorno fuori casa si sono vistosamente accorciati. La maggioranza (52%) trascorrerà fuori casa più di una settimana, ma la componente appare in diminuzione rispetto al 69% del 2001. Ad essere nettamente cresciuta (+17 punti percentuali), infatti, è la componente che limiterà a 7 giorni la durata delle proprie vacanze (48%). Più che una rinuncia al viaggio, dunque, i nordestini sembrano aver scelto la via del frazionamento: vacanze che tendono a farsi più brevi, e in cui crescono le mete inedite, magari capaci di combinare natura, storia e cultura.






