«Cordoglio e vicinanza». Sono state queste le prime parole ufficialmente scritte in una nota dell’ospedale Cardarelli rivolte alla famiglia di Francesca Antonia Tucci poche ore dopo la morte della 24enne di Afragola, sottoposta a due interventi chirurgici nel presidio. A distanza di alcuni giorni dall’alba del 2 luglio, quando la studentessa è morta nel reparto di Rianimazione, i direttori di Dipartimento del Cardarelli hanno scritto una lettera aperta per raccomandare cautela rispetto alle «piazze social con informazioni sommarie e spesso da chi non ha elementi sufficienti per farlo».

La lettera «I processi sui social possono distruggere la sanità di tutti». Questa frase apre la lettera firmata da Carmine Antropoli, Massimo Costa, Umberto Esposito, Ciro Mauro, Mario Muto, Claudio Schonauer, Romolo Villani e Lina Zuccatosta, direttori di otto dipartimenti dall’area medica e chirurgica fino alla rianimazione e al comparto dell’emergenza che si sono uniti «al cordoglio già espresso nei giorni scorsi dall’Azienda alla famiglia e ai cari della ragazza». Francesca Tucci morta al Cardarelli, domani i funerali ad Afragola«In questi giorni il nostro ospedale è al centro dell'interesse dei media che stanno seguendo la vicenda di una paziente deceduta al Cardarelli a seguito di un delicato intervento- si legge nella lettera- comprendiamo che un evento come questo susciti domande e crediamo che il nostro operato debba essere valutato da chi ne ha la competenza, nelle sedi previste dall'ordinamento con tutto il rigore che una valutazione seria richiede». I medici fanno riferimento all’essere informati come a «un diritto del paziente» ma, al tempo stesso, ritengono «le piazze social, un modo di procedere dannoso non solo per noi come professionisti ma per l'intera collettività». La richiesta I medici spiegano come «l’evento avverso, purtroppo, sia statisticamente possibile anche quando ogni procedura è stata condotta correttamente», dunque non si tratta automaticamente di «un errore medico» e raccomandano di diffidare dal «verdetto emotivo». «Come medici del Cardarelli abbiamo la responsabilità quotidiana della vita di pazienti che spesso arrivano a noi dopo non aver trovato risposta altrove - si legge nella lettera - solo nell’ultimo anno le nostre équipe hanno effettuato circa 30.000 procedure chirurgiche e gestito circa 70.000 accessi al Pronto Soccorso». La richiesta dei medici è «rispetto per la professione - scrivono - non chiediamo di non essere valutati ma che la valutazione avvenga nelle sedi preposta con competenza e nei tempi necessari, non sostituita da un giudizio sommario costruito sull’onda dell’emotività». «Continueremo a fare il nostro lavoro con lo stesso impegno di sempre – concludono - nella consapevolezza dei nostri limiti e nella collaborazione con chi, nelle sedi competenti, dovrà accertare quanto accaduto». L’avvocato Un messaggio di cordoglio è stato espresso anche da Gabriele Di Criscio, avvocato di Felice Pirozzi, uno dei medici che ha ricevuto l’avviso di garanzia. «Comprendiamo e rispettiamo profondamente il dolore della famiglia della giovane paziente, si tratta di una tragedia che inevitabilmente suscita una forte attenzione pubblica, proprio per questo, però, è essenziale che tutti gli operatori del diritto coinvolti nella vicenda esercitino il proprio ruolo con il massimo senso di responsabilità, evitando anticipazioni o prese di posizione che rischino di sovrapporsi all'accertamento tecnico e processuale». «Felice Pirozzi è un professionista con decenni di esperienza, un chirurgo di riconosciuta competenza - conclude - l’accertamento dei fatti deve svolgersi in sedi istituzionali non sul piano mediatico».