Due esplosioni a otto minuti di distanza l’una dall’altra hanno scosso il centro di Damasco. In meno di una settimana sono tre le bombe che hanno terrorizzato la popolazione civile se si conta anche quella esplosa in un caffè che il 2 luglio ha causato 9 morti e 22 feriti.

La differenza tra i due attacchi è di natura politica. Il primo, non ancora rivendicato da nessun gruppo terroristico e su cui le autorità siriane stanno ancora indagando, era volto a destabilizzare il fronte interno. Le esplosioni di ieri puntano invece a minare la credibilità del paese nello scenario internazionale.

Gli ordigni, infatti, sono esplosi nei pressi dell’hotel Four Seasons, dove ha alloggiato nella notte il presidente francese Emmanuel Macron in occasione della visita di ieri nel paese. Si tratta, infatti, del primo leader europeo a recarsi in Siria da quando è caduto il regime di Bashar al-Assad.

«Non cerchiamo vendetta»: la Siria fa i conti col passato

Al momento dell’esplosione il capo dell’Eliseo si trovava a dieci chilometri di distanza. Il bilancio è comunque di 18 persone ferite tra cui quattro agenti di sicurezza. Stando a quanto annunciato dal ministro dell’Interno siriano le forze di sicurezza siriane avevano individuato gli ordigni e stavano cercando di disinnescarli. Uno era stato nascosto dentro un’auto, l'altro dentro un cestino dei rifiuti.