Stamattina a Damasco ci sono state due esplosioni non lontano dal corteo che pochi minuti prima ha portato il presidente francese Emmanuel Macron dal suo hotel, il Four Seasons, al Palazzo presidenziale, dove era atteso per la firma di diversi accordi di cooperazione economica. Il bilancio provvisorio parla di 18 feriti, di cui quattro tra le forze di sicurezza. Gli ordigni usati, secondo il ministero dell’Interno siriano, sarebbero rudimentali, di quelli già ampiamente usati in altri attentati sparsi per il paese, soprattutto in questi mesi. Uno di questi è stato gettato in un cassonetto dell’immondizia, un altro in un minibus parcheggiato al bordo della strada, entrambi a poche centinaia di metri dall’hotel dove alloggiava Macron e dal ministero del Turismo.Il presidente francese ha proseguito regolarmente la sua visita, culminata con la firma di diversi accordi con rappresentanti di Thales, Airbus e Total alla presenza di al Sharaa. Nel pomeriggio, i due leader dovrebbero partire alla volta di Ankara, dove sono attesi per il vertice della Nato. Dopo le esplosioni, Macron ha pubblicato un post su X in cui ha ribadito la sua volontà di proseguire la visita: "Nulla può soffocare l'aspirazione delle donne e degli uomini siriani a vivere in una Siria pienamente sovrana, sicura, pluralista e unita", ha scritto.L’attacco segue di pochi giorni quello che la settimana scorsa ha colpito un caffè a Damasco, vicino al ministero della Giustizia. Anche in quel caso si era trattato di un ordigno rudimentale che aveva ucciso dieci persone causando molti feriti. I primi sospetti conducevano allo Stato islamico, che considera al Sharaa, ex comandante dei gruppi di Jabat al Nusra, un traditore della causa jihadista. Oltre all’Isis, la Siria è minacciata però anche dalle sacche di resistenza alauite che, soprattutto nella fascia costiera del paese, hanno reagito con le armi alla presa del potere da parte delle nuove autorità sunnite.Per al Sharaa, l’attacco durante una visita storica come quella del presidente francese Macron, primo capo di stato occidentale a essere accolto a Damasco dalla caduta del regime, è un duro colpo per la sua immagine e conferma che la Siria resta un paese ancora fragile, in balia del terrorismo.