Il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha revocato - in via provvisoria - la sospensione del Comitato olimpico russo, aprendo la strada al ritorno della Russia alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Il Cio aveva sospeso la Russia nel 2023, in risposta all'invasione dell'Ucraina e, in particolare, all'assorbimento da parte di Mosca delle organizzazioni sportive delle regioni ucraine occupate. Nella nuova decisione l'organismo ha stabilito che quel divieto "non è più applicabile", e che gli atleti russi potranno competere di nuovo purché rispettino i requisiti antidoping. Resta invece ancora da sciogliere un nodo: se la Russia potrà tornare a gareggiare con bandiera, colori e inno nazionali ai Giochi, oppure se dovrà continuare a farlo in forma neutrale, come già accaduto a Parigi 2024 e alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, dove hanno gareggiato 32 atleti russi e bielorussi come "neutrali approvati" nel 2024, vincendo cinque medaglie in coppia. Il Cio ha comunque precisato che continuerà a non organizzare eventi in Russia né a invitare funzionari governativi o statali russi alle proprie manifestazioni, e che "condanna fermamente" l'invasione dell'Ucraina, sostenendo però che la partecipazione di un atleta a una competizione internazionale non debba dipendere dal coinvolgimento del proprio governo in una guerra.Diversa, e già definita, la posizione sulla Bielorussia: le restrizioni sugli atleti bielorussi sono state tolte del tutto in vista di Los Angeles 2028, mentre a maggio World Athletics aveva respinto una raccomandazione del Cio in tal senso, mantenendo il proprio divieto in vigore. Il ministro dello Sport russo Mikhail Degtyarev ha accolto la decisione definendola un "segnale chiaro" da parte del Cio sulla necessità di tenere il movimento olimpico "libero dalla politica", annunciando che la Russia parteciperà alle qualificazioni per il 2028. Una mossa che si inserisce in un percorso di progressiva riabilitazione di Russia e Bielorussia nello sport internazionale che dura da tempo. A febbraio, il Comitato paralimpico internazionale aveva già deciso di far tornare gli atleti russi e bielorussi alle Paralimpiadi di Milano Cortina con bandiera e inno nazionali - la prima volta dal 2014 - scatenando le proteste del ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi, che aveva definito la scelta "deludente e scandalosa". Il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò aveva preso le distanze dalla decisione, ricordando che il Cio non fa parte del board dell'Ipc, organismo autonomo.A metà aprile è arrivato un altro passaggio chiave, quello di World Aquatics: la federazione mondiale del nuoto e degli sport acquatici - tuffi, pallanuoto, nuoto artistico, acque libere - ha riammesso a pieno titolo le federazioni russa e bielorussa, dopo che judo e taekwondo avevano già fatto lo stesso rispettivamente a novembre e gennaio. Anche in quel caso il presidente della federazione, Husain Al Musallam, aveva parlato di una scelta di "normalizzazione", condizionandola comunque a controlli antidoping rafforzati. E anche in quel caso le proteste ucraine non si sono fatte attendere, con l'atleta dello skeleton Vladyslav Heraskevych - già escluso dai Giochi di Milano Cortina per aver indossato un "casco della memoria" dedicato alle vittime della guerra - che aveva accusato World Aquatics di "fingere che la guerra non esista".Resta dunque da vedere se, come già accaduto per nuoto, judo e taekwondo, anche le altre federazioni olimpiche seguiranno la linea del Cio in vista di Los Angeles 2028, o se - come nel caso di World Athletics - alcune manterranno le proprie restrizioni, con il rischio di Giochi "frammentati" in cui russi e bielorussi potrebbero competere in alcune discipline ma non in altre.