“Salvini sarebbe dovuto diventare ministro dell'Interno all'inizio della legislatura; non gli è stato concesso perché era sotto processo, ma una volta assolto sarebbe dovuto istantaneamente andare al Viminale. Era stato chiesto dal congresso della Lega unanimemente, senza alcuna discussione interna a riguardo”, rivela il senatore della Lega Claudio Borghi alla trasmissione L'Aria che tira su La7.

Ma c’è di più. Sempre secondo il senatore leghista “Salvini poteva essere fatto ministro già ieri. Il punto è che c'è stata un'ingiustizia di fondo: è vicepremier come Tajani che è anche ministro degli Esteri e Salvini sarebbe dovuto andare all'Interno. Non gli è stato dato per una terribile ingiustizia, perché nella scorsa legislatura ha dimostrato di saper fare il suo lavoro. A quanto mi risulta e a quanto si dice, probabilmente gli è stato negato su spinta della presidenza della Repubblica”.

Le parole di Borghi arrivano nel momento in cui nel governo si discute su un possibile avvicendamento: per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi potrebbero aprirsi le porte dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto, l’agenzia di polizia dell’Ue. Dal Viminale all’Europol, quindi, liberando una casella cruciale. E al ministero dell’Interno, in autunno, potrebbe tornare proprio Salvini. È solo una ipotesi che però Giorgia Meloni sta valutando.