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Quando Ernest Hemingway, affacciato al balcone del suo albergo di Pamplona, vide per la prima volta una corsa di tori rimase colpito da «quel fiume umano di persone che correvano come indemoniate, inseguite da enormi animali». Nell’articolo che pubblicò un paio di mesi dopo sul Toronto Star raccontò delle recinzioni che creavano vicoli nelle strade cittadine e di come Pamplona permettesse «a ogni uomo e ragazzo di diventare un torero». Sarebbe rimasto per tutta la vita un appassionato di tori, toreri e corrida e frequentò assiduamente la festa di San Fermín, quella della corsa dei tori, o encierro. La fece conoscere in tutto il mondo col suo primo romanzo, Fiesta, uscito nel 1926.
Fiesta lo rese famoso come scrittore, ma diede anche notorietà internazionale a una pratica antica e molto controversa, rimasta fino ad allora una tradizione folkloristica locale. Lunedì a Pamplona è cominciata l’edizione di quest’anno: dura otto giorni e gli statunitensi sono gli stranieri più presenti agli encierros, anche per merito di Hemingway, celebrato in città da statue, targhe e iscrizioni.
Varie edizioni internazionali del romanzo Fiesta, che negli Stati Uniti uscì con il titolo The Sun Also Rises (Il sole sorgerà ancora) nella “Ernest Hemingway Suite” al Gran Hotel La Perla di Pamplona, il 2 luglio 2026 (AP Photo/Miguel Oses)













