Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti«Non c’è nessun allarme sulla criminalità giovanile, i numeri parlano chiaro e parlano di presa in carico più che di veri e propri arresti”, così Antonella Inverno che da circa 25 anni si occupa di sfruttamento minorile, migrazioni, lotta alla povertà e alle disuguaglianze, responsabile Ricerca e Dati di Save the Children Italia, che ha scritto "Dentro le mura. Viaggio nel mondo degli adolescenti tra disagio, carcere e dissenso" (Treccani)". Infatti rispetto al 2022, le presenze negli istituti penali minorili sono aumentate del 52,5%, un sovraffollamento che ha causato un aumento dell'85,7% nei trasferimenti di neomaggiorenni verso le carceri per adulti, interrompendo di fatto i loro percorsi di rieducazione.

Eppure, i dati ufficiali di aprile 2026 dimostrano che ben il 95% dei ragazzi è recluso per reati di media o lieve gravità come furti, risse o spaccio, a conferma del fatto che il vero problema non è un'improvvisa ferocia giovanile, ma una radicata povertà educativa e sociale che la cella, da sola, non può curare.

L'impatto del sistema penale e il decreto Caivano

"Oggi in Italia si parla molto di minorenni quando si tratta di fare cronaca nera o di invocare misure punitive, ma non si parla mai abbastanza di cosa accada realmente ai ragazzi che finiscono dentro le carceri. Il rischio è che il sistema penale minorile venga ridotto a un posto dove nascondere i fallimenti della nostra comunità educante, dimenticando che dietro ogni reato c’è una catena di fragilità, solitudini e richieste d'aiuto rimaste invisibili e non ascoltate per troppo tempo", dice Inverno che spiega come il decreto Caivano sia stato solo una risposta giuridica a un episodio di cronaca.