di Claudio Savellimartedì 7 luglio 20263' di lettura«Questa sconfitta è il primo passo del nuovo ciclo. Da domani (cioè ieri, ndr) pensiamo al futuro». Chissà se davvero Carlo Ancelotti si è già messo a programmare il prossimo Brasile, o se ha dovuto rispondere a qualche messaggio in arrivo dall’Italia che cerca un commissario tecnico. L’eliminazione contro la Norvegia pare essere stata assorbita con lucidità e il futuro non sembra in discussione. D’altronde, prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti, Ancelotti aveva firmato il prolungamento con il Brasile fino al 2030. Sembrava una mossa della federazione brasiliana per evitare che un club o una Nazionale (magari proprio l’Italia) procedessero allo scippo dopo il Mondiale, ma forse era un modo per il tecnico di garantirsi non una ma due possibilità di vincere il torneo con il Brasile, anche perché questo è stato preparato in soli 13 mesi ed è emersa la consapevolezza di giocarselo con una rosa a fine ciclo, la cui età media di 29,3 anni rappresentava il dato più alto tra le grandi Nazionali del torneo.
Le critiche in Brasile non mancano, ma tra la federazione e Ancelotti c’è la sensazione che più di così non si poteva fare. Invece sì. Magari non arrivare in fondo, ma di sicuro cercare di proporre qualcosa di diverso. Ancelotti ha fatto notizia in Brasile perché ha dichiarato che «conta vincere, non come». Questo Mondiale e il calcio in generale stanno però dimostrando l’opposto: senza un’identità tattica definita, non c’è possibilità di sopravvivenza sportiva. Nemmeno nel calcio delle Nazionali.GARANZIE













