Dopo l’attacco a Leah Stewart a Coogee Beach, il Nuovo Galles del Sud ha annunciato un investimento da 34 milioni di dollari australiani per estendere il monitoraggio aereo lungo la costa. Il mare più caldo può aumentare gli incontri con alcune specie, ma gli esperti invitano a non trasformare il clima in una spiegazione unicaDopo l’attacco a Leah Stewart a Coogee Beach, il Nuovo Galles del Sud ha annunciato un investimento da 34 milioni di dollari australiani per estendere il monitoraggio aereo lungo la costa. Il mare più caldo può aumentare gli incontri con alcune specie, ma gli esperti invitano a non trasformare il clima in una spiegazione unicaLeah Stewart stava nuotando a Coogee Beach, una delle spiagge più frequentate di Sydney, quando è stata attaccata da uno squalo a circa trenta metri dalla riva. Era il 13 giugno. La donna, 34 anni, insegnante, madre e abitante della zona, era tra le bandiere che delimitano l’area controllata dai bagnini. È stata morsa alle braccia e alle gambe da quello che viene indicato come un probabile squalo bianco: è stata ricoverata al St Vincent’s Hospital e le profonde ferite riportate hanno reso necessari diversi interventi chirurgici e l’amputazione di un braccio.A riportarla verso la riva è stato Charlie Verco, volontario del surf lifesaving fuori servizio, che si trovava in acqua con una tavola da paddle. Dopo aver visto il sangue, ha segnalato ai bagnini di svuotare la spiaggia e ha trascinato Stewart fuori dall’acqua mentre arrivavano i soccorsi. L’attacco ha chiuso per ore Coogee e altre spiagge dell’area di Randwick, poi ha riaperto un dibattito che in Australia torna dopo ogni aggressione grave: come si protegge una costa dove milioni di persone nuotano, fanno surf e vivono il mare, senza trasformare gli squali in un nemico da eliminare.La nuova risposta: più droniLa risposta del governo del Nuovo Galles del Sud è stata soprattutto tecnologica. Il 28 giugno ha annunciato altri 34 milioni di dollari australiani per rafforzare la sorveglianza con droni sulle spiagge di Sydney e della costa dello Stato. Il nuovo pacchetto porta l’investimento complessivo nel programma di mitigazione del rischio squali a oltre 120 milioni di dollari australiani in due anni.Dal primo luglio, il monitoraggio annuale viene esteso a 38 spiagge oceaniche di Sydney, da Palm Beach a Cronulla. Il programma SharkSmart parla di 72 spiagge coperte 365 giorni l’anno, con almeno una spiaggia monitorata in ogni area costiera amministrativa. Nelle zone regionali sono previsti voli ogni fine settimana, voli quotidiani dal primo dicembre al 30 aprile e orari più lunghi, dall’alba al tramonto. La sorveglianza non riguarderà soltanto le spiagge pattugliate: il piano include anche alcune località amate da surfisti e bagnanti dove normalmente non ci sono bagnini.La formula scelta dal governo è quella degli “occhi nel cielo”. I droni vengono gestiti da Surf Life Saving NSW, sorvolano la linea di costa e permettono di individuare sagome compatibili con squali o altri grandi animali marini. Se c’è un rischio, i bagnini possono far uscire le persone dall’acqua, chiudere temporaneamente la spiaggia e inviare l’avviso attraverso i sistemi locali e l’app SharkSmart. Il programma non si basa solo sui droni: comprende anche drumline “SMART”, stazioni acustiche che rilevano gli squali già marcati con tag, reti in alcune spiagge, formazione e comunicazione al pubblico.Il caso Coogee e il problema dell’aeroportoLa spiaggia di Coogee Beach si trova sotto le rotte dell’aeroporto di Sydney, e per questo l’uso ordinario dei droni commerciali era limitato. Dopo l’attacco, le autorità hanno concesso un’esenzione d’emergenza per far volare i droni di sorveglianza e controllare l’eventuale presenza di altri squali. Reuters ha scritto che proprio l’attacco a Stewart ha spinto la Civil Aviation Safety Authority a rivedere le restrizioni, per capire come adattare le regole dell’aviazione civile alla sorveglianza costiera.Il governo vuole andare oltre il pattugliamento manuale. Nel piano è previsto il test di almeno due sistemi di intelligenza artificiale per migliorare il riconoscimento automatico degli squali. L’obiettivo dichiarato è portare in futuro tecnologie più autonome sulle spiagge, lavorando con Surf Life Saving NSW e con CASA per ottenere le autorizzazioni necessarie.Più avvistamenti non vogliono dire per forza più squaliVedere più squali non significa automaticamente che gli squali siano aumentati. Lo hanno spiegato anche i ricercatori della University of New South Wales dopo l’annuncio del nuovo programma: i droni rendono più facile osservare il mare dall’alto per periodi lunghi, quindi è normale che crescano gli avvistamenti e le chiusure preventive delle spiagge.La tecnologia aiuta, ma non è una barriera. Secondo l’analisi dell’UNSW, oggi non esiste una ricerca peer reviewed che dimostri in modo conclusivo che la sorveglianza con droni riduca i morsi di squalo. Il motivo è anche statistico: gli attacchi sono eventi rari, molto raccontati dai media, ma difficili da misurare con numeri abbastanza grandi da provare l’efficacia di un singolo strumento.Ci sono poi limiti pratici. Anche in buone condizioni, i piloti dei droni rilevano in tempo reale solo una parte degli squali che nuotano sotto la superficie. La percentuale cala con acqua torbida, pioggia, riflessi, onde e profondità. L’intelligenza artificiale può aiutare a riconoscere forme e movimenti, ma lavora dentro un ambiente che cambia continuamente: luce, corrente, sedimenti, schiuma, profondità e presenza di altri animali possono confondere il sistema.Perché gli squali arrivano vicino alla costaGli squali sono sempre stati parte degli ecosistemi australiani. Taronga, che cura l’Australian Shark Incident Database, spiega che gli incidenti vicino alla riva avvengono spesso quando gli squali seguono le prede, come banchi di pesci, oppure cercano zone costiere dove trovano più cibo. Lo stesso database ricorda che il rischio resta basso rispetto alla quantità di persone che entrano in mare ogni anno: negli ultimi dieci anni in Australia ci sono stati in media 27 incidenti l’anno con feriti e 2,7 morti l’anno. Nel 2025 le vittime di morsi di squalo sono state cinque, mentre nel 2024-2025 sono state registrate 357 morti per annegamento costiero e 1.314 vittime sulle strade australiane.La domanda però resta: perché alcune specie sembrano incontrare più spesso bagnanti e surfisti? Gli esperti indicano più cause insieme. Ci sono più persone in acqua, più surfisti, più attività sportive vicino alla costa, più strumenti di monitoraggio e quindi più avvistamenti. Poi ci sono fattori ambientali: piogge intense che rendono l’acqua torbida, pesci che si concentrano vicino a foci e baie, balene e foche più presenti in alcune aree, e specie di squali che si muovono seguendo temperatura e prede.Il ruolo del riscaldamento globaleIl riscaldamento globale entra in questa storia, ma non come spiegazione unica. Non basta dire che “ci sono più squali perché il mare è più caldo”. È più corretto dire che il mare più caldo può modificare il comportamento, i tempi di permanenza e gli spostamenti di alcune specie.CSIRO, l’agenzia scientifica nazionale australiana, scrive che la temperatura media superficiale del mare nella regione australiana è aumentata di 1,08 gradi dal 1900, con nove dei dieci anni più caldi registrati dal 2010. Il riscaldamento più marcato riguarda anche il sud-est dell’Australia e la Tasmania, dove la Corrente dell’Australia Orientale si è estesa più a sud, creando nel Mar di Tasman un’area che si scalda a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale. Questo ha conseguenze sugli ecosistemi: ondate di calore marine più frequenti, spostamento verso i poli di diverse specie, stress su habitat come kelp forest e praterie marine.Nel caso degli squali, gli esperti sentiti dal Guardian spiegano che le acque più calde possono portare alcune specie, come squali leuca e squali tigre, a passare più tempo in aree molto popolate. Gli squali leuca sono più presenti a Sydney nei mesi caldi e tollerano bene acque torbide e meno salate; gli squali tigre preferiscono acque calde. Questo non prova un’esplosione del numero di squali. Può però aumentare le occasioni di incontro tra animali e persone, soprattutto dove la costa è molto frequentata.Dopo forti piogge, per esempio, l’acqua diventa più torbida e piccoli pesci possono concentrarsi vicino a foci, baie e zone costiere. Gli squali seguono il cibo. In condizioni di scarsa visibilità, il rischio di incontri accidentali può aumentare. Gli esperti australiani parlano di una combinazione di fattori: stagionalità, meteo, prede, acqua calda, presenza umana. Il clima rende alcune condizioni più probabili o più lunghe, ma non basta da solo a spiegare ogni attacco.La sicurezza diventa una mappaLa scelta dei droni racconta quindi un cambio di approccio. Per decenni la risposta agli squali è stata fisica: reti, ami, catture, richieste di abbattimento. Oggi il Nuovo Galles del Sud prova a costruire una rete di osservazione: droni, sensori, stazioni acustiche, app, dati in tempo reale, notifiche. Non si tratta di controllare gli squali, ma di controllare meglio la presenza umana dentro il loro ambiente. Ogni avvistamento diventa un’informazione. Ogni volo produce immagini. Ogni chiusura preventiva entra in una mappa del rischio. È una forma di convivenza tecnologica con un animale che non può essere addomesticato e che, in Australia, è parte del paesaggio marino quanto le spiagge stesse.Il rischio è pensare che la tecnologia possa cancellare la paura. Non può. Può dare qualche minuto in più ai bagnini, può rendere visibile un animale prima che arrivi troppo vicino, può aiutare a decidere quando far uscire le persone dall’acqua. Ma non può trasformare l’oceano in una piscina sorvegliata. Dopo l’attacco a Leah Stewart, l’Australia ha scelto di alzare lo sguardo: non più solo reti sotto la superficie, ma droni sopra le spiagge. Il mare, intanto, cambia. Si scalda, sposta le prede, modifica gli equilibri. E mentre le città continuano ad affacciarsi sull’acqua, la sicurezza diventa una questione di dati, allarmi e decisioni prese in pochi secondi.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp