Una complessa operazione di controspionaggio condotta dai Carabinieri del Ros a Roma ha portato all’arresto di due persone, accusate a vario titolo di spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici. La figura centrale dell’inchiesta è un uomo di 59 anni, ex appartenente al comparto dell’intelligence italiana e già sottoufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Secondo l’impianto accusatorio, l’indagato avrebbe svolto un’articolata attività di spionaggio in cambio di compensi in denaro per conto di un presunto agente dei servizi segreti russi, il quale operava sul territorio italiano coperto da immunità diplomatica.
Le indagini hanno svelato l’esistenza di una rete ben strutturata attraverso la quale il principale indagato otteneva le informazioni sensibili. L’uomo si avvaleva infatti del contributo di sei distinte fonti per l’acquisizione dei dati riservati. Tra i soggetti coinvolti figurano quattro militari attualmente in servizio, tutti formalmente iscritti nel registro degli indagati per aver preso parte alla trasmissione delle notizie protette.
Il doppio binario delle procure e i reati contestati
Oltre ai due provvedimenti di custodia cautelare, l’attività investigativa conta altri cinque indagati a piede libero, inseriti nella medesima rete informativa a supporto dei servizi di Mosca. L’inchiesta viene coordinata attraverso una stretta sinergia istituzionale che vede impegnati la procuratrice aggiunta della Procura militare di Roma Antonella Masala, il pubblico ministero militare Enrico Peluso e la sostituta procuratrice della Procura ordinaria capitolina Lucia Lotti. Le accuse contestate a vario titolo ai cinque soggetti d’area militare e civile spaziano dal ‘procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato’ allo ‘spionaggio politico o militare’, fino alla ‘rivelazione di segreti di Stato’ e alla ‘rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione’.










