La procura di Roma alza il livello delle accuse. Nel decreto di perquisizione firmato il 4 luglio dalla Direzione distrettuale antimafia, a Valter Lavitola - l'imprenditore ed ex editore considerato il mandante dell'autobomba contro Sigfrido Ranucci - viene contestata anche la strage. Un'accusa che finora era rimasta sullo sfondo.C'è poi un secondo elemento nuovo, e riguarda ciò che sarebbe successo subito dopo l'esplosione. Secondo i pm, Lavitola si sarebbe "interessato all'allontanamento" dall'Italia di Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense di 47 anni indicato come l'intermediario tra lui e chi ha piazzato l'ordigno. Tavares oggi si troverebbe di nuovo in Camerun, e l'imprenditore gli avrebbe pure garantito l'assistenza legale. Non un rapporto occasionale: dal 2017 Tavares lavora in un ristorante di Monteverde Vecchio riconducibile allo stesso Lavitola.La strage è contestata in concorso con la banda arrestata il 30 giugno — quattro persone tra le province di Avellino e Napoli, ritenute gli esecutori materiali — e con Tavares. Sarebbe stato proprio Lavitola, secondo l'accusa, a dargli mandato di trovare chi procurasse l'esplosivo e lo facesse detonare; e un mese prima, il 16 settembre, i due avrebbero fatto un sopralluogo vicino alla casa del giornalista. Sull'ipotesi di strage pesa però un precedente: la stessa accusa, avanzata contro i quattro esecutori, non era stata riconosciuta dal gip. Ora riemerge, stavolta a carico del presunto mandante. Siamo comunque alle indagini preliminari: le contestazioni sono provvisorie e per tutti vale la presunzione di non colpevolezza.Il nodo ancora da sciogliere è il movente: perché un imprenditore avrebbe voluto colpire Ranucci è ciò su cui la Dda sta lavorando. I due, tra l'altro, si conoscevano — nel 2023 era circolata una foto che li ritraeva insieme proprio nel ristorante romano di Lavitola. Salernitano, classe 1966, socialista di scuola craxiana, ex editore de L'Avanti!, Lavitola ha alle spalle una lunga carriera da faccendiere segnata da inchieste e condanne, dalla tentata estorsione a Berlusconi alla "compravendita di senatori". I carabinieri gli hanno sequestrato telefono e computer, ora al vaglio degli investigatori.