“Putin si rifiuta di pensare che gli vada male”, dice il suo ex collaboratore Gallyamov. Secondo l’analista militare Kuznets “nel 2026 la conquista del Donetsk non è possibile”. Lo zar vuole accelerare il conflitto, nonostante le critiche in patria. Il politologo Radchenko: “Non ascolterà nessuno“. Samuel Charap di RAND: “Siamo nella spirale dell’escalation ”. L’analisi e le interviste di Fanapage.it.

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Mentre i suoi missili uccidono decine di civili a Kiev e il suo portavoce minaccia la Polonia, Vladimir Putin rivendica dubbi successi militari e cerca la sponda di Donald Trump, alla vigilia di un vertice NATO all’insegna dell’ambiguità americana. Mosca considera la riunione di Ankara un test sulla plausibilità di un disimpegno USA dalla difesa e dalla sicurezza europee. Al momento, è impegnata nell’escalation militare in Ucraina. Nonostante la mancanza di reali successi sul campo, l’efficacia degli attacchi sulle raffinerie russe e il deteriorarsi del fronte interno.

"Putin si rifiuta di pensare che la sua guerra non stia andando bene" “Putin si rifiuta di pensare che la sua guerra non stia andando bene”, commenta a Fanpage.it Abbas Gallyamov, politologo che per due anni ha lavorato gomito a gomito col presidente russo scrivendone i discorsi. “La possibilità di fallimento nemmeno la considera: tutto va per il meglio. Punto”. Secondo Gallyamov, nella testa dello zar prevale il desiderio di ignorare la realtà. “Forse si sta preparando, anche solo in modo inconscio, all’idea della sconfitta e cerca la scusa della ‘pugnalata alla schiena’. Per costruire una narrazione in cui la colpa del fallimento non è sua, ma di fattori interni o esterni. E nel frattempo mantiene l’illusione della vittoria”. Fatto sta che il presidente si è rimesso la mimetica, ha minimizzato le difficoltà create ai suoi concittadini dalla mancanza di carburante e ha ribadito che il Donbass sarà tutto russo. Ha ascoltato soddisfatto le fuorvianti mezze verità che gli hanno raccontato i suoi generali: successi su tutto il fronte e “liberazione” di Kostiantynivka, città industriale di circa 70mila abitanti nell’oblast di Donetsk, oggi deserta e ridotta a un cumulo di macerie. Le fonti dirette citate da più media autorevoli e le immagini in decine di post sui social raccontano altro: è evidente che piccoli gruppi di soldati di Putin hanno solo occupato alcune case. Due o tre di loro mostrano timidamente la bandiera russa prima di essere quasi centrati dai droni nemici.