«Non era un intervento salvavita, mia figlia stava bene», ripete Vincenzo Tucci, padre di Francesca, giovane studentessa morta venerdì scorso all'ospedale Cardarelli dopo un'operazione all'apparato digerente. Aveva 24 anni e il suo intervento in intramoenia, seppur complesso, non era definito urgente. Sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta dalla Procura della Repubblica di Napoli che vede al momento tre medici indagati. La salma è stata sequestrata e oggi, martedì 7 luglio, è prevista l'autopsia. In una diretta su Facebook con il deputato Avs Borrelli, ieri il padre Vincenzo Tucci ha parlato degli ultimi momenti di sua figlia.
La ricostruzione Seppur affranto dal dolore, Vincenzo Tucci ha trovato la forza di ricostruire quanto accaduto: «Il professore aveva detto che per lui era un intervento semplice. Nella stanza, pagata 480 euro al giorno, non c'era nemmeno l'aria condizionata, ho portato io da casa un ventilatore». Terminata l'operazione, i primi sintomi: «Appena mia figlia è uscita dalla sala operatora, intorno alle dieci di sera, dopo due ore dalla fine dell'effetto dell'anestesia, accusava forti dolori di pancia».Inevitabile la preoccupazione: «Chiamavamo i medici e ci fu detto che nella mattinata seguente sarebbe venuto il medico che l'aveva operata - prosegue Vincenzo -. La mattina seguente, però, il professore non è arrivato e la situazione di mia figlia è peggiorata perché vomitava bile verde e iniziò a cambiare colore. Nel pomeriggio non abbiamo capito più nulla: non è arrivato il professore che l'ha operata, il dottor Pirozzi. È arrivato un dottore di turno, si è messo il camice e ha iniziato a chiamare tutti mentre noi siamo stati allontanati. Lì ho iniziato a capire che la situazione non ci piaceva».Gli ultimi momenti: «Ci dicevano che dovevano fare una TAC di controllo e non dovevamo preoccuparci - spiega Tucci -. Dopo la TAC è stata trasferita in sala operatoria e successivamente in rianimazione. Il responsabile della sala, alle dieci e mezza, durante un consulto ci fece ghiacciare il sangue: ci disse che nostra figlia non urinava e aveva i polmoni bloccati. Quando le ho parlato per l'ultima volta, lei già non era quasi cosciente. Alle quattro del mattino abbiamo avuto quella telefonata...».Gli avvocati Nella lunga diretta social hanno fornito ulteriori spiegazioni anche gli avvocati Francesco Petruzzi e Massimo D'Errico. «Francesca aveva la sindrome del compasso», ha chiarito Petruzzi, che ha proseguito: «Il Cardarelli si è affrettato a scrivere un comunicato stampa di cordoglio alla famiglia e al suo interno fa riferimento a un'operazione molto complessa. A volte quando si definisce "operazione complessa" si induce a pensare a un'operazione salvavita. Questa non è in alcun modo un'operazione salvavita».La sindrome che aveva Francesca Tucci, ha spiegato Petruzzi, «comporta che una vena va a comprimere l'intestino e ciò comporta dolore e gonfiore. Questo dottore ha più procedimenti penali in corso, l'ordine dei medici perché non interviene per sospenderlo dall'esercizio della professione?». L'avvocato D'Errico ha aggiunto: «Francesca non aveva altre patologie, non era un'operazione urgente. I medici legali faranno il loro lavoro».Borrelli: «Diecimila euro per vederla morire» Il deputato Francesco Emilio Borrelli ha inoltre sottolineato l'ingente cifra pagata dai familiari, circa diecimila euro, per svolgere l'operazione in intramoenia: «La famiglia ha pagato per operarla, i medici che lavorano anche al Cardarelli hanno avuto la possibilità di lavorare nel pubblico e nel privato: io ormai ho molti dubbi su questo sistema. Facendo una forzatura, i genitori hanno pagato per poi veder morire la figlia».«Era un intervento che si poteva fare nei tempi e nei modi che ha deciso il chirurgo, non essendo salvavita poteva rimandarlo se era troppo oberato di lavoro. Invece l'ha operata subito come se fosse un intervento d'urgenza», ha concluso l'onorevole. Tra i presenti anche un medico e parente della famiglia Tucci, che ha criticato soprattuto la gestione post operatoria. Sarà ora l'autopsia, insieme agli accertamenti della Procura, a fornire ulteriori elementi sulle cause della morte e l'eventuale presenza di responsabilità.











