<p>Toyota rafforza la propria presenza industriale negli Stati Uniti e riduce la dipendenza dal Messico, andando di fatto incontro a quello che è l’obiettivo dichiarato del presidente Usa<strong> Donald Trump</strong>.
Il costruttore giapponese ha annunciato il trasferimento di parte della produzione del pick-up Tacoma dallo stabilimento messicano di Tijuana a quello di<strong> San Antonio</strong>, in Texas, nell’ambito di un piano di investimenti da 3,6 miliardi di dollari. </p> <p> </p> <p>L’operazione prevede la realizzazione di una seconda linea produttiva nell’impianto texano, dove oggi vengono assemblati <strong>pick-up full-size</strong> e Suv, e la creazione di circa 2 mila nuovi posti di lavoro entro il 2030. </p> <p> </p> <h2><strong>Lo shift e l’investimento sono una risposta ai dazi di Trump</strong></h2> <p>La decisione arriva mentre i negoziati tra Stati Uniti e Messico per il rinnovo dell'accordo commerciale nordamericano restano in una fase di stallo e dopo la scadenza, il 1° luglio, fissata dall’amministrazione Trump senza che sia stata raggiunta un’intesa.
Le auto importate dal <strong>Messico</strong> continuano così a essere soggette a dazi statunitensi fino al 25%, spingendo i costruttori a rivedere le proprie strategie produttive. </p> <p> </p> <p>Per Toyota è un ulteriore tassello del piano annunciato lo scorso anno, che prevede investimenti per <strong>10 miliardi di dollari </strong>nella manifattura americana nel prossimo decennio, e questa mossa dimostra come le case automobilistiche stiano adattando le proprie strutture produttive a uno scenario in cui i dazi sono ormai una condizione strutturale e non più temporanea.












