| 7 Luglio 2026 09:01 |

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(Adnkronos) –

La “rottura” tra Europa e Stati Uniti avrebbe iniziato a consumarsi durante un vertice d’emergenza convocato a Bruxelles a fine gennaio, sulla scia dell’operazione statunitense in Venezuela e le ripetetute minacce di Donald Trump riguardo l’acquisizione della Groenlandia. È quanto ricostruisce il Wall Street Journal alla vigilia del vertice Nato di Ankara, sulla base di colloqui con capi di governo, ministri, alti funzionari e documenti riservati. Secondo il quotidiano, il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe aperto la discussione avvertendo: “Stiamo tracciando una linea” da cui “non si torna indietro”, e sottolineando come l’eccessiva dipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti rappresenti ormai “un rischio per la sicurezza”. Alcuni leader avrebbero accusato l’amministrazione Trump di essere interessata più ad accordi su miniere ed energia che al tradizionale ruolo globale degli Stati Uniti, mentre il premier belga Bart De Wever avrebbe avvertito che l’Europa rischiava di diventare “una misera schiava” di Washington.

Nell’incontro, riferisce il giornale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe stata una delle poche voci fuori dal coro. Pur riconoscendo che molti leader europei “più liberali” non apprezzavano Trump, avrebbe sostenuto che con il presidente americano “si può ancora ragionare”, invitando a non interrompere il dialogo con Washington. Secondo il Wsj, la posizione della premier sarebbe però cambiata nei mesi successivi: durante il vertice europeo di marzo, dopo l’avvio dell’operazione militare americana contro l’Iran e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia in Europa, anche Meloni avrebbe rivisto il proprio giudizio, confidando agli altri leader che “Trump non è ragionevole”.