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24 febbraio 2022, l'esercito russo punta su Kyiv con l'obiettivo di occuparla, convinto di concludere velocemente una vera e propria blitzkrieg. Ma la conquista lampo fallisce entro i primi giorni di aprile.
Se si parla oggi con gli ucraini della capitale o di città come Chernihiv, molti dicono la stessa cosa: i russi sono venuti sicuri che non ci saremmo difesi, invece hanno trovato il nostro rifiuto totale dell'occupazione. Una resistenza sociale e armata, non fatta solo dall'esercito regolare. Qualcosa di più profondo, emerso da ampi segmenti della popolazione civile. Dinamica in cui c'è stata una fondamentale cinghia di collegamento tra le forze armate e la cittadinanza: le TDF, le Forze di Difesa Territoriale dell'Ucraina, che fino al 2022 erano formate da cittadini che si addestravano part-time.
“Il comando russo ha commesso un errore strategico fondamentale, sottovalutando completamente le Forze di Difesa Territoriale. Il nemico percepiva la difesa territoriale come una struttura mal armata, puramente ‘su carta’ o partigiana, priva di una vera organizzazione, destinata a disperdersi alla sola vista delle colonne di carri dell'esercito regolare russo. Si è trovato di fronte, invece, al fenomeno della ‘resistenza nazionale totale’. Il principio territoriale di reclutamento dava ai combattenti la motivazione più alta possibile: ciascuno difendeva la propria famiglia e la propria terra”, spiega oggi il sottotenente Kyrylo Syvoplias, capo facente funzione dell'ufficio comunicazione della 114ª Brigata di Difesa Territoriale, storica TDF dell'oblast di Kyiv.











