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Gian Guido Vecchi

Le tre settimane di riposo del Papa: «Preghiera, lettura, sport»

La condizione fisica si era vista già l’anno scorso, al Giubileo dei giovani di Tor Vergata. Decenni di Papi segnati dalla malattia, anziani e fragili o appesantiti, sempre accompagnati da un filo di apprensione mentre avanzavano incerti nelle cerimonie pubbliche. Finché arriva il Papa americano, scende dall’elicottero, afferra il grande crocifisso ligneo della Gmg (Giornata mondiale della gioventù) e sale sereno e sicuro la scalinata del palco, come reggesse un ombrello. Anche sabato mattina, a Lampedusa, gli unici inconvenienti sono stati il vento che gli ha fatto volare lo zucchetto e la veste che gli impediva un po’ i movimenti, ma per il resto faceva impressione la sicurezza con cui Leone XIV, da solo, ha scalato i massi di arenaria fino a raggiungere il punto più alto della scogliera e guardare il mare.

Il fatto è che Prevost è un settantenne il quale, visto da vicino, sembra un sessantenne, ma un sessantenne in forma. Ci sono cardinali coetanei che sembrano di un’altra generazione. Si tiene allenato e tanto più avrà l’occasione di farlo nelle tre settimane di vacanza a Castel Gandolfo, in quella «piccola città circondata dalla bellezza della creazione», come la definiva Benedetto XVI, che sta a una ventina di chilometri da Roma ma offre l’aria più fresca dei Castelli Romani, quattrocento metri di altitudine e il piccolo lago vulcanico che disegna un ovale tra il verde dei colli Albani.