Il bomber norvegese leader al 1° Mondiale

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È vero che ha dovuto aspettare di arrivare quasi a 26 anni per giocare il primo Mondiale, là dove Mbappé a 19 l'aveva già vinto e Messi alla sua età ne aveva giocati 2, ma ora che finalmente ne ha scoperto il sapore unico, Erling Haaland dal Mondiale non vuole più uscire e lo dimostra facendo la cosa che gli riesce meglio da sempre, i gol. Già 7 in 4 partite in America (ha saltato quella con la Francia nel girone), piuttosto che 62 in 54 con la Norvegia o 162 in 198 col City. E diciamocelo, ce lo godiamo anche noi, stella in un Mondiale in cui le stelle fanno a gara a chi brilla di più. Lo avevamo atteso, confinato nei rimpianti di una Nazionale incompiuta; oggi lo ritroviamo trascinatore assoluto di una Norvegia, arrivata oltre i confini della propria storia, anche dalla forza del gruppo, di cui Haaland è l'espressione massima della forza individuale. Erling non gioca a calcio, lo domina. È il prototipo del centravanti totale, l'evoluzione della specie in un'epoca in cui proprio Guardiola, che lo ha completato al City, era stato quello che più di tutti si era illuso di poter fare a meno del "9" classico. La doppietta che ha schiantato il Brasile è un manifesto di onnipotenza: un colpo di testa imperioso e un sinistro chirurgico.