Media: «Kiev ha colpito aeroporto Bergorod, blackout nella regione»Missili ucraini hanno colpito nella notte l'aeroporto di Belgorod e un impianto di gestione di un gasdotto, provocando un blackout nella regione russa. Un incendio è scoppiato nell'aeroporto di Belgorod in seguito agli attacchi, secondo quanto riportato dal canale di notizie Telegram Exilenova Plus. Nel frattempo, il sistema di produzione del gasdotto principale di Belgorod ha preso fuoco, secondo quanto riportato dal canale di notizie indipendente russo Astra.

Così le startup europee delle armi stanno cambiando l'economia di guerra (ma l'Italia, per ora, resta ai margini)(Federico Fubini) Dalla fine degli anni ‘90 vettori a basso costo come Ryanair, con servizi e prezzi ridotti all’osso, spiazzarono gloriose compagnie di bandiera come Alitalia o Sabena. Poi SpaceX di Elon Musk ha portato la stessa dinamica nei satelliti, garantendo i lanci al 15% dei costi dei gruppi tradizionali Lockheed Martin, Boeing o Ariane Espace. La domanda ora è se qualcosa di simile stia accadendo nella difesa - fatta di colossi controllati o vicini ai governi - per mano delle nuove imprese nate e cresciute sullo sfondo della guerra in Ucraina.Qualcosa di imprevisto, di certo, sta accadendo. Dai massimi di pochi mesi fa, grandi gruppi come l’italiana Leonardo, la tedesca Rheinmetall, la francese Thalès, la svedese Saab e la britannica Bae Systems hanno perso in Borsa l’equivalente di circa ottanta miliardi di euro. Ognuno dei gruppi europei della difesa ha le proprie vicende specifiche, i massimi sono stati raggiunti in momenti un po’ diversi e comunque tutti i titoli erano saliti moltissimo nell’ultimo anno e mezzo: dall’inizio del 2025 a poco più di un anno dopo, l’indice Stoxx Europe Targeted Defense era cresciuto del 160%; una correzione era fisiologica. Eppure sta accadendo anche qualcosa di imprevisto, da quando i governi europei della Nato hanno deciso di spendere almeno il 3,5% del prodotto lordo nelle forze armate. L’economia della difesa ha iniziato a cambiare, sempre più in fretta. In Europa nord-orientale, ma anche nella penisola iberica, sta prendendo piede una nuova generazione di sfidanti dei campioni tradizionali. Sono imprese cresciute negli ultimissimi anni, spesso già «unicorni» da almeno un miliardo di dollari di valore o destinate a diventarlo presto. Hanno tutte caratteristiche comuni: vivono per rifornire Kiev, sviluppano i loro prodotti in base a un continuo scambio di dati e feedback con chi combatte in Ucraina, si basano sull’intelligenza artificiale e lavorano su tempi di consegna e costi pari anche a un decimo o meno rispetto ai vecchi campioni europei. ​​Qui l'articolo completo