Le origini dell’ammiraglia Bmw risalgono al secondo dopoguerra, quando il modello 501 (detta «angelo barocco»: putto in italiano, per l’opulenza delle forme) tenta nel 1951 di suscitare interesse. Ma il costo elevato, corrispondente a quattro anni di stipendio di un impiegato, e le prestazioni scarse: impiega 27 secondi da 0 a 100 e raggiunge a fatica i 138 km/h, non si vende.
Mentre per salvare il marchio si attiva l’operazione Isetta, rimarcando e rimotorizzando con il monocilindrico della moto 250 la bubble car italiana inventata da Iso Rivolta, Bmw 502 aggiunge la versione V8 di 2,6 litri da 95 cavalli per arrivare a 165 km/h, più raffinata e meglio rifinita della 501. Diventando la Bmw d’alta gamma di maggior successo con 130.700 unità vendute, che resta in listino fino al 1963.
Verso la fine degli anni 60 Bmw sviluppa verso l’alto di gamma la Neue Klasse (definizione appena tornata per una nuova rivoluzione) con la serie E3: le berline 2500 e 2800, seguite dai modelli 3.0 Si e 3.3 prodotte dal 1968 al ’77, delle quali sono rimaste più impresse le versioni coupé CS. Tra la coupé, con la Serie 6 del 1976, Bmw compie un altro balzo nel futuro: naturale derivarne una berlina di rappresentanza. Serie 7 gioca d’anticipo e già l’anno successivo è pronta a sfidare, forte dell’immagine sportiva, la storica rivale della Stella: la datata W 116, molto elegante ma più da commendatore. Nasce così con successo immediato una serie arrivata alla settima generazione del 2022, ora rinnovata. Serie 7 è sempre ai vertici dei potenza, con motori fino a 12 cilindri e altri sovralimentati.







