"Il calo del consenso può essere letto attraverso la forte propensione del sindaco verso la politica nazionale". Massimiliano Panarari, docente di Sociologia della comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia, non ha dubbi: "Lepore può aver dato all’elettorato una sensazione di disattenzione verso le questioni bolognesi". Più in generale, Panarari è convinto che "Bologna al pari di altre città dell’Emilia-Romagna vive una condizione di caduta di alcuni indicatori della qualità della vita, alcuni più reali altri più percepiti, ma che dà la sensazione di come la narrazione del primato bolognese sia più comunicativa che nei fatti". "Il protagonismo politico di Lepore non è una novità in assoluto – continua il professore dell’Unimore –. La sensazione è che la sua figura politica abbia da sempre abbia ambizioni nazionali, che il suo pensiero vada nella direzione di costruirsi una carriera di altro genere. E questo nonostante Lepore sia stato capace di usare energie intellettuali e civili della città".

"Eppure nel momento in cui la personalizzazione diventa molto forte, soprattutto in luoghi come le città emiliane abituate a gestione una collegialità del potere da parte del centrosinistra, l’impressione è che la direzione di marcia sia andare a fare altro", insiste Panarari. Non solo, però, perché se in cima alla classifica c’è Sara Funaro (sindaca di Firenze) – affine nelle idee e nelle politiche a Lepore – per il professore la spiegazione va imputata alla "forte attenzione alla componente femminile in maniera trasversale". Infine, per Panarari, "i sondaggi hanno una dimensione ormai narrativa, davvero drammatuegica" ed è "naturale che il centrodestra lo utilizzi per evidenziare come la sintonia tra Lepore e Bologna si sia consumata".