Uno screzio banale, forse l’asciugamano sistemato troppo vicino o una discussione perché «disturbava» troppo. Sarebbe questa la causa della lite che ha portato alla morte Yassine Mirinioui, accoltellato domenica pomeriggio sulla spiaggia del Prolungamento a Savona, davanti a decine di bagnanti e famiglie sotto l’ombrellone. Mentre i bambini giocavano con la sabbia, a pochi metri di distanza un uomo di 52 anni, italiano, accoltellava a morte il 36enne di origine marocchina. I due non si conoscevano. Il killer ieri pomeriggio ha telefonato alla questura di Savona dicendo chi fosse, che aveva ancora con sé il coltello dell’omicidio e che era a Milano. L’operatore lo ha trattenuto al telefono mentre una pattuglia del commissariato di Lambrate andava a recuperarlo al parco Rimembranze.

Dopo ore di disperati tentativi per salvarlo, il cuore di Yassine ha smesso di battere all’ospedale San Paolo di Savona. L’equipe medica della Croce Bianca ha trovato l’uomo riverso in un lago di sangue e in arresto cardiaco. Trasportato in ospedale, è stato sottoposto a un intervento chirurgico per tentare di contenere le gravissime ferite all’addome. Le sue condizioni, tuttavia, erano apparse fin da subito disperate. Nel frattempo il suo assassino scappava da Savona in auto verso casa, a Milano. Poi il rimorso e la paura hanno preso il sopravvento, fino a quella telefonata alla questura di Savona. Al telefono avrebbe ammesso le sue responsabilità.