Basta parlare solo di pizzaioli. Non per una questione di galateo linguistico, né per aggiungere una quota rosa al racconto della pizza italiana a forza (anche perché la pizzaiola è un mestiere esistente ed è bellissimo). Quanto piuttosto perché quel racconto, così com’è, fotografa un limite reale del settore, così come è stato sottolineato nella prima giornata di lavori di Pizza Convention 2026 ideato da Pietro Ciccotti, founder di Excellence e curato da Laura Mantovano: davanti al forno le donne rappresentano una quota irrisoria del totale.
Il dato emerge incontestabile dallo studio presentato dall’Osservatorio della pizza: la presenza femminile esiste, ma si concentra soprattutto nella proprietà e nella sala. Le donne, infatti, arrivano al 38,5% nella titolarità delle imprese e al 50,5% nella gestione dell’accoglienza, ma superano la porta della cucina e dell’area forno molto più raramente. Quando si passa al banco, all’impasto, alla pala, al forno, cioè al cuore tecnico e simbolico del mestiere, il numero crolla: le pizzaiole sono appena il 2%. Anche se il settore è sostenuto per il 74,3% da aziende familiari
Per questo il riconoscimento assegnato da Pizza Convention 2026 – congresso giunto alla seconda edizione, che anima Officine Farneto a Roma il 6 e il 7 luglio - a sei grandi pizzaiole italiane non è un premio decorativo. È la volontà di segnare un punto all’interno di un settore che vale 15 miliardi di euro, conta oltre 300mila addetti e continua a essere uno dei linguaggi gastronomici più riconoscibili dell’Italia nel mondo. E disegnare la linea di ripartenza. I profili delle professioniste premiate il 6 luglio 2026, sono molto diversi tra loro, per carettere e scelte stilistiche. Restano però unite, tutte, da una linea comune: la capacità di stare dentro la tecnica senza rinunciare a una visione personale e creativa del mestiere.







