HomeCronacaL’ex bronzo olimpico Antonino Pizzolato condannato a 5 anni e 4 mesi per violenza sessualeIl tribunale di Trapani ha inflitto la stessa pena al sollevatore e ad altri tre imputati per i fatti del luglio 2022. La giovane turista finlandese aveva denunciato le violenze il giorno successivoAntonino Pizzolato, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024 per il sollevamento pesiRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 6 luglio 2026 - Il tribunale di Trapani ha condannato a 5 anni e 4 mesi Antonino Pizzolato, sollevatore azzurro e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e Parigi 2024, riconosciuto colpevole di violenza sessuale per i fatti avvenuti nel luglio 2022 ai danni di una turista finlandese. La sentenza, pronunciata dal collegio presieduto da Franco Messina, riguarda anche altri tre imputati, ai quali è stata inflitta la stessa pena: Davide Lupo, 31 anni, e Stefano Mongiovì, 30 anni, di Ribera (Agrigento) e Claudio Tutino, 35 anni, di Cattolica Eraclea (Agrigento).

La vicenda

Secondo la ricostruzione emersa nel processo, la vicenda risale alla sera del 22 luglio 2022. La giovane, allora ventisettenne, si trovava in vacanza a Trapani insieme a due amiche. Dopo aver cenato nel centro storico, le tre avevano conosciuto Pizzolato e il gruppo di amici, con i quali avevano deciso di proseguire la serata in un locale sul lungomare. Successivamente, mentre le due amiche erano rientrate in albergo, la turista aveva raggiunto il residence dove alloggiavano alcuni degli imputati. È lì che, secondo quanto accertato dal tribunale, si sarebbero verificati gli episodi di violenza sessuale. Nel corso del dibattimento è emerso inoltre che la donna si era accorta di essere stata filmata mentre baciava uno dei presenti e aveva chiesto che il video venisse cancellato. Gli episodi sarebbero terminati quando la giovane, in lacrime, aveva chiesto di essere riaccompagnata in albergo. Il giorno successivo aveva presentato denuncia ai carabinieri. Nel corso della requisitoria, la pubblico ministero Giulia Sbocchia aveva sostenuto che dagli elementi raccolti durante il processo non fosse emersa alcuna prova dell'esistenza del consenso della donna, chiedendo per tutti e quattro gli imputati una condanna a dieci anni di reclusione. Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto per gli imputati l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi incarico attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno. La quantificazione del risarcimento dei danni sarà invece demandata al giudice civile.