A distanza di quarantaquattro anni, Marano ha voluto ricordare ancora una volta Salvatore Nuvoletta, il carabiniere ucciso dalla camorra il 2 luglio 1982 a soli vent'anni. La cerimonia di domenica ha seguito il rituale ormai consolidato: la funzione religiosa al cimitero comunale di via Vallesana, davanti alla tomba del giovane militare, e a seguire la messa nella parrocchia di San Ludovico d'Angiò. Presenti il generale Biagio Storniolo, il capitano Stefano Russo — comandante della Compagnia Carabinieri di Marano — e il commissario straordinario del Comune, Fabio Giombini, insieme ai familiari — i fratelli Enrico, Gennaro e Arturo e la sorella Fortuna — e a numerosi cittadini. Al termine, la deposizione della corona d'alloro e un lungo applauso hanno chiuso la mattinata.
Salvatore Nuvoletta, 20 anni appena, era in servizio alla stazione dei carabinieri di Casal di Principe. Fu ucciso su ordine della camorra di Casal di Principe ed il delitto eseguito dai sicari del clan Nuvoletta. Faceva caldo quel pomeriggio del 2 luglio 1982. Salvatore, fuori servizio e in abiti civili, se ne stava seduto all'ombra davanti al negozio di frutta e verdura dei genitori, in via Santa Maria a Cubito, con in braccio Bruno D'Aria, un bambino di 9 anni a cui si era affezionato. Dentro il negozio, aperto, c'era il fratello Arturo, che in quel periodo lo gestiva insieme ai genitori Ferdinando e Giuseppina,. Un complice del clan corse ad avvisare il commando che il carabiniere era fuori, da solo, con quel bambino tra le braccia: era l'occasione buona per compiere la vendetta. I killer arrivarono su una Volkswagen Jetta grigio perla rubata settimane prima, scesero e lo chiamarono per nome — "Totore, Totore" — per accertarsi della sua identità. Salvatore si accorse dei killer e istitivamente ebbe solo il tempo di lanciare lontano il piccolo Bruno, salvandogli la vita, prima di essere raggiunto da una scarica di colpi e, infine, dal colpo di grazia.






