Arresti fatti con modalità “rapide, decise e anche violente”, come un "brusco atterramento, trattenimento a terra ed applicazione delle manette". Mentre nessuno "dei ragazzi che contestavano l'operato" delle forze dell'ordine aveva "armi o strumenti atti all'offesa" e i loro "gesti erano stati più di protesta e di intralcio, che non di attacco coordinato". Un quadro preciso, quello disegnato dai giudici della sesta penale di Milano (collegio Simi-Ghezzi-Managò) nelle motivazioni della sentenza con cui a maggio hanno assolto "per non aver commesso il fatto" sei giovani finiti a processo, assieme ad altri, per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni nei confronti di tre poliziotti in seguito a una procedura di identificazione.
Tanto che i giudici hanno anche accolto la richiesta dei legali di alcuni degli imputati assolti, e hanno deciso con la sentenza di trasmettere gli atti alla Procura di Milano "per il reato di falsa testimonianza", in relazione alle dichiarazioni di un agente teste nel processo, "e per quanto d'altro l'ufficio di Procura" eventualmente ravviserà "tenuto conto anche di quanto riportato nel verbale di arresto".
La vicenda per cui i ragazzi furono messi in camera di sicurezza risale alla notte tra il 3 e il 4 ottobre scorso, dopo che un residente aveva segnalato di aver visto alcune persone imbrattare un muro in via Finocchiaro Aprile e poi entrare al Gibus Café di viale Tunisia.






