HomeMondialiQuando Erling Haaland a 5 anni saltò 1,63 metri da fermo. La dieta copiata a CR7 e quel motivetto per svegliarsi la mattinaLa punta del City, che ha sconfitto da solo il Brasile ai Mondiali con la sua Norvegia, ha diverse curiosità: l'idolo Ibra, le notti passate con i palloni usati per segnare in campo, i genitori sportivi e non soloErling Haaland mentre festeggia dopo la vittoria contro il Brasile (Afp)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciBologna, 6 luglio 2026 — Erling Haaland è l’uomo che da solo ha sconfitto il Brasile: lo ha travolto, come se fosse un passaggio obbligato più che un ottavo di finale mondiale. E ogni volta che il norvegese alza il livello, il calcio sembra piegarsi alla sua logica: fisica, istintiva, quasi inevitabile. Eppure, dietro questa macchina da gol che sta dominando il torneo, c’è una storia fatta di dettagli curiosi, retroscena e stranezze, che aiutano a capire perché Erling Haaland non sia soltanto un centravanti, ma un caso a parte nel calcio moderno. Diverse sono le curiosità su di lui. L'esultanza del norvegese dopo aver segnato il 2-1 contro la Costa d'Avorio (Ansa)
I genitori sportivi e i numerosi sport da piccolo
Erling, 195 centimetri di altezza e 88 chili di peso, è figlio di Alf-Inge Haaland, che ha giocato in Inghilterra con Leeds e Manchester City, ma la sua carriera fu segnata dal brutale intervento di Roy Keane nel 2001, episodio che ne compromise la carriera. La madre Gry Marita Braut è stata un’eptatleta di livello nazionale, mentre il nonno era un fondista. Un incrocio genetico che spiega molto del suo motore. E infatti Erling da ragazzo non era “solo” un calciatore. A 14 anni praticava pallamano, atletica e sci di fondo. In Norvegia c’era chi lo vedeva più vicino alla pallamano che al pallone, tanto che anche il selezionatore nazionale spingeva per non fargli cambiare disciplina. Oggi sembra incredibile, ma avrebbe potuto scegliere un’altra carriera. La possibilità di giocare con l’Inghilterra A cinque anni aveva già fatto parlare di sé con un salto in lungo da fermo di 1,63 metri: un piccolo record che, raccontano in Norvegia, è rimasto imbattuto per anni. Una dote naturale che oggi si rivede nei colpi di testa e nei gol acrobatici. C’è stato anche un momento in cui avrebbe potuto giocare per l’Inghilterra: nato a Leeds, avrebbe potuto vestire la maglia dei Tre Leoni. Ha scelto la Norvegia seguendo le origini familiari, ma l’idea di una coppia con Kane resta uno dei “what if” più affascinanti del calcio recente.












