La Cassazione dà ragione agli animalisti sul caso dell'orsa F36, respingendo il ricorso di Trento. L'abbattimento non può essere una scelta dovuta ad un allarme sociale e alla pressione mediatica

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La giustizia italiana scrive l’ultimo, definitivo capitolo di una delle vicende ambientali più tormentate degli ultimi anni. La Corte di Cassazione, tramite l’ordinanza numero 282/2026 emanata dalle Sezioni Unite civili venerdì 3 luglio, ha rigettato il ricorso presentato dalla Provincia Autonoma di Trento. Il governatore Maurizio Fugatti aveva tentato di ribaltare la precedente decisione del Consiglio di Stato, che aveva dichiarato illegittimo il decreto di abbattimento siglato il 7 settembre 2023.

Sebbene il plantigrado sia stato purtroppo trovato morto a causa di una fucilata il 27 settembre successivo in Val Bondone, la pronuncia odierna rappresenta uno spartiacque legale epocale. Il verdetto accoglie in pieno le tesi difensive presentate dalle associazioni LNDC Animal Protection, LAV e WWF Italia, tutelate in sede legale dagli avvocati Paolo Emilio Letrari e Michele Pezone.

Il cortocircuito istituzionale e le colpe dell’uomo