SEDICO (BELLUNO) - Giovani jazzisti bellunesi crescono… E vincono. Leonardo, Leo, Dalla Cort, pianista di 24 anni, di Bribano Sedico, è risultato il vincitore della trentesima edizione del premio internazionale “Massimo Urbani”, storico concorso per solisti jazz promosso da Paolo Piangiarelli e organizzato da “Musicamdo Jazz”. La finale si è svolta a Camerino, all’auditorium Benedetto XIII. La giuria era presieduta da Rosario Giuliani, primo vincitore del Premio Urbani nel 1996 e oggi tra i più autorevoli sassofonisti della scena jazz europea. I finalisti sono stati accompagnati dal trio formato da Emilio Marinelli al pianoforte, Paolo Ghetti al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria.

Le premiazioni Dalla Cort ha frequentato dapprima il liceo musicale Renier a Belluno e attualmente è iscritto al conservatorio Frescobaldi di Ferrara (dove sta concludendo il triennio di pianoforte classico). Il ragazzo si è aggiudicato con questo primo premio internazionale, anche il premio “Paolo Piangiarelli” che prevede una produzione discografica con Emme Record Label, e il premio “Nuovo Imaie” (che consiste in un tour di concerti che verrà realizzato in collaborazione con I-Jazz). Il premio Urbani è noto da trent'anni appunto per saper individuare nuovi talenti e offrire loro occasioni concrete di crescita artistica e professionale. Con Dalla Cort, sul podio del concorso sono saliti anche Berardo Dion, chitarrista di 31 anni, tra Campobasso e New York, secondo classificato, e Andrea Paternostro, sassofonista alto, anch'egli di 24 anni, originario di Cassano all’Ionio, in provincia di Cosenza. A Paternostro il premio del pubblico, mentre quello della critica è stato assegnato ad Alessio Pagliero, pianista di 20 anni da Saluggia (Vercelli). Il “Social” a Reuben Pompei, sassofonista tenore di 26 anni da Gualdo Tadino. Infine il premio Fara Music Jazz Lab, che prevede l’esibizione con la propria band al Fara Music Jazz Live 2027, è stato assegnato a Elena Brandes, cantante di 25 anni da Meolo (Venezia). L'evento «Leo Dalla Cort – ha commentato Daniele Massimi, presidente di Musicamdo e direttore artistico del Premio – ha mostrato maturità, personalità e una grande capacità di dialogo musicale. La finale ha restituito però il senso più profondo: il futuro del jazz è vivo, plurale, sorprendente. Questa 36. edizione è stata speciale perché ci ha permesso di celebrare una storia importante senza trasformarla in nostalgia. Il premio Urbani continua ad avere senso se resta fedele alla sua missione originaria: ascoltare i giovani, riconoscere una voce autentica e accompagnarla verso nuove possibilità». Le parole Molta soddisfazione anche nelle parole di Dalla Cort che stavolta ha ottenuto anche la possibilità di incidere un progetto discografico di brani inediti con una formazione da lui scelta. «Sono emozionatissimo, non me lo aspettavo affatto. Il livello era altissimo e mi ritenevo già fortunato di essere giunto alla finale superando una selezione di oltre 70 proposte. Ora l’obiettivo continuerà a essere sempre lo stesso: studiare, suonare, cercare di migliorare. Mi aspetta una bella sfida: un disco da fare, con pezzi inediti. È una grande opportunità e la voglio vivere come un nuovo punto di partenza, con gratitudine e responsabilità». Rosario Giuliani, chiamato a presiedere la giuria proprio nell’anno del trentennale, ha sottolineato invece come non sia stato «facile individuare un perché tutti i finalisti avevano qualcosa da dire e hanno trasmesso qualcosa». «Giudicare - ha spiegato - è sempre complesso, soprattutto quando si entra nelle emozioni e nelle aspettative di ragazzi così giovani. Alla fine la scelta di Leo Dalla Cort è arrivata per il suo talento straordinario, per la maturità del suo senso armonico e ritmico e anche per la sua giovane età. A 24 anni mostra già una consapevolezza musicale non comune».