Doveva essere, il 22 giugno, una serata speciale della rassegna Summer Time con un articolato tributo a Massimo Urbani. Sul palco era prevista la presenza di Maurizio Urbani, saxtenorista e fratello minore di Max, che purtroppo è improvvisamente scomparso venerdì 19. Un trauma per la comunità del jazz, in particolare quella romana dove Maurizio (classe 1961, cresciuto all’ombra del fratello per poi crearsi propri spazi e dimensione artistica) rappresentava un punto di riferimento nella continuità della lezione di Massimo, morto nel 1993. Lo ha dimostrato, tra l’altro, con l’attiva presenza al Premio Internazionale dedicato al fratello e creato nel 1996 dal produttore discografico Paolo Piangiarelli. Il direttore artistico Luciano Linzi si è consultato con la famiglia Urbani e, infine, si è deciso di mantenere l’evento e di dedicarlo alla memoria di Massimo e Maurizio, alla presenza dei figli (Massimo Amadori; Ginevra Urbani) e di altri parenti. Un tributo colmo di affetto per chi al jazz e alla città ha donato molto.
LINZI HA RICORDATO dal palco la figura di Maurizio, le sue numerose collaborazioni (Enrico Rava, Dave Liebman, Giovanni Tommaso, Marcello Melis…) e il concerto del 2023, quando il Vittorio Cuculo Trio ’93 lo invitò alla Casa del Jazz come solista, in ricordo di Massimo, insieme a Stefano Di B.attista. Il regista Paolo Colangeli, chiamato ad introdurre il suo documentario Easy To Love. La vera storia di Massimo Urbani, ha parlato di Maurizio come di un artista con una sua maniera popolare di vivere il jazz («empatica, emozionata, espressionistica»), con una storia di professionismo locale. Nel documentario è lui che narra la storia della famiglia.








