Dietro la revoca della squalifica di Balogun in vista di USA-Belgio, match valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026, emergono telefonate tra Donald Trump e Gianni Infantino, oltre al coinvolgimento di avvocati vicini alla Casa Bianca. Una vicenda che ha scatenato le proteste del Belgio e acceso il dibattito sull’indipendenza delle decisioni della FIFA.
Gianni Infantino e Donald Trump.
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Dietro la clamorosa decisione della FIFA di sospendere la squalifica di Folarin Balogun, permettendogli di scendere in campo negli ottavi di finale contro il Belgio, ci sarebbe una fitta rete di contatti politici, telefonate ai massimi livelli e una strategia legale costruita direttamente attorno alla Casa Bianca. Una vicenda che, secondo le ricostruzioni da diversi media internazionali, rappresenta uno dei casi più controversi nella storia recente dei Mondiali.
Il caso nasce il primo luglio, durante i sedicesimi di finale tra Stati Uniti e Bosnia-Erzegovina a Santa Clara. Balogun, autore del gol che ha sbloccato la partita, è stato espulso nella ripresa dopo l'intervento del VAR: l'arbitro brasiliano Raphael Claus inizialmente ha lasciato correre ma, dopo la revisione al monitor, ha estratto il cartellino rosso diretto per un intervento giudicato da condotta violenta ai danni di Tarik Muharemović. La squalifica automatica di una giornata avrebbe dovuto impedirgli di giocare gli ottavi contro il Belgio. Il fallo di Balogun su Muharemovic sanzionato con l’espulsione poi ’congelata’. La decisione presa dalla FIFA nelle scorse ore ha diviso, immediatamente, il mondo del calcio. Diversi ex arbitri, tra cui Mark Clattenburg, sostengono che il contatto fosse accidentale e criticano l'utilizzo delle immagini al rallentatore, ritenendo che abbiano alterato la percezione dell'intervento: il punto focale, però, è il congelamento della squalifica e la possibilità di poter giocare il match successivo alla sanzione.










