Non c’è nulla di più tangibile di un’infrastruttura fisica, come la rete di metanodotti che trasporta le molecole di gas lungo la penisola italiana. Forse era vero un tempo, quando gli interventi sul campo erano periodici e gestiti esclusivamente da un operatore umano. Ma nell’era dell’intelligenza artificiale, anche il mestiere dei distributori di gas sta cambiando pelle: oggi è possibile monitorare lo stato di un tubo a distanza, programmare manutenzioni ad hoc e rendere così più efficiente il lavoro di ogni risorsa coinvolta. Insomma, al posto di reti fisiche è ormai più corretto parlare di reti smart.

«Nel nostro ambito l’IA è uno strumento potente, in grado di produrre benefici sia nell’esercizio e nella manutenzione delle reti, attraverso la raccolta e l’elaborazione massiva di dati, sia come fattore abilitante del repurposing, ovvero il passaggio dalla distribuzione di solo gas naturale a quella di miscele di gas rinnovabili». A parlare è Pier Lorenzo Dell’Orco, amministratore delegato di Italgas Reti, società del gruppo Italgas, nonché presidente dell’associazione di settore, Proxigas. Oggi il Bel Paese consuma poco più di 60 miliardi di metri cubi di metano all’anno ed è parere condiviso da molti che nel prossimo decennio la domanda si manterrà su questi livelli. Nonostante gli sforzi per accelerare sull’elettrificazione, infatti, per alcuni consumi il gas resta ancora l’alternativa prescelta. «Oggi il dibattito si concentra sui prezzi dell’elettricità e quindi su come ridurre il peso del gas nel mix energetico per abbassare le bollette. Ciò di cui si parla meno - riprende Dell’Orco - è dei consumi di gas diversi dalla produzione termoelettrica, come il riscaldamento o l’alimentazione dei processi industriali. Qui, spesso, manca un’alternativa che sia davvero fattibile ed economicamente sostenibile».