La diplomazia internazionale sembra aver abbandonato i tavoli negoziali per scivolare sui social network, trasformandosi in un ring di scherni personali.

Su Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un nuovo, durissimo affondo contro la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Non su complessi dossier strategici o commerciali, bensì su un meme: un’immagine che ritrae la premier in un atteggiamento di adorazione verso il leader americano, accompagnata dalla pungente didascalia «serve un ordine restrittivo».

Questa ennesima sortita della Casa Bianca rappresenta un inquietante salto di qualità, segnando il passaggio dal confronto politico alla delegittimazione personale.

Un rapporto fin lì istituzionale è deragliato in un vero e proprio «teatrino di disprezzo digitale», orchestrato per screditare pubblicamente una leader alleata. A Roma, la reazione ha superato i consueti schieramenti, poiché l’episodio è stato percepito come un oltraggio alla dignità istituzionale del Paese.

Carlo Calenda, leader di Azione, ha espresso immediata solidarietà a Meloni, definendo senza mezzi termini Trump un «ignobile bullo», rincarando la dose dopo averlo già bollato in passato come «mentitore seriale» e «bullo da operetta».