Nonostante si trovino su fronti opposti, Elly Schlein e Giorgia Meloni hanno un avversario in comune: l’establishment. Il sistema di potere che detesta entrambe. La segretaria Pd se lo sente ostile (così ha confidato nell’ultima riunione di partito) in quanto donna quarantenne che sta con un’altra donna, dunque un establishment dalla fisionomia patriarcale e bacchettona. La premier ne fa invece una questione ideologica. “Per un certo establishment”, ha denunciato Meloni, “la sola idea di una persona di destra al Quirinale risulta terribile”. Anche in questo caso il nemico è patriarcale e bacchettone, ma di un bacchettonismo antifascista e di sinistra.
Tanto Giorgia quanto Elly hanno in mente qualcuno o qualcosa che ostacola i rispettivi piani. Anziché scornarsi tra loro, come in fondo sarebbe normale, puntano l’indice contro questo sistema occulto di pregiudizio il cui principale scopo consisterebbe nell’impedire quel cambiamento che loro incarnano. Per cui viene logico domandarsi chi siano questi “signor no”, come mai si mettano di traverso, a quali torbidi interessi facciano capo, per quale oscuro motivo non vogliono Schlein a Palazzo Chigi e tantomeno Meloni sul Colle più alto. Fuori i nomi e cognomi.









