L’OPEC+, che include gli 11 membri dell’OPEC (l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), tra cui Arabia Saudita e Kuwait, più altri paesi come la Russia, ha deciso di aumentare di 188mila barili al giorno la produzione di petrolio, a partire da agosto. Da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente è la quarta volta che l’organizzazione stabilisce un incremento della produzione, ma questa decisione è diversa.
Le altre erano state prese mentre il prezzo del petrolio saliva a causa dell’interruzione dei commerci per la chiusura dello stretto di Hormuz, quella odierna arriva in un momento in cui le quotazioni sono scese e tornate ai livelli di prima della guerra, grazie all’accordo tra Stati Uniti e Iran che prevede una parziale riapertura dello stretto. Non serve quindi a incentivare una discesa del prezzo, ma è un segnale per stabilizzare un mercato che negli ultimi mesi è stato molto in difficoltà. È anche un modo dell’OPEC+ per dimostrare che il gruppo è pronto ad aumentare le forniture appena la guerra finirà davvero e i commerci riprenderanno a pieno ritmo.
Fino ad allora le decisioni di aumento della produzione sono perlopiù simboliche: diversi impianti dei paesi del Golfo sono ancora danneggiati dagli attacchi iraniani e le esportazioni non sono riprese a pieno perché il passaggio delle navi dallo stretto di Hormuz non è ripartito del tutto.














