Pubblicato il: 05/07/2026 – 16:30

di Mariateresa Ripolo

ROMA Il primo, storico tassello istituzionale è stato formalmente posizionato. Quello che si configura come uno strumento giuridico fondamentale per restituire la libertà a chi non ha mai avuto la possibilità di immaginare un futuro decidendo in autonomia, ha superato il vaglio dell’Aula della Camera, trasformando una straordinaria intuizione in un impegno solido e unanime dello Stato.Con 209 voti favorevoli, nessun contrario e un clima di convergenza repubblicana raramente rintracciabile nelle cronache parlamentari recenti, Montecitorio ha dato il via libera definitivo al primo step della proposta di legge «Liberi di scegliere». Il provvedimento, che introduce misure di protezione, sostegno economico e assistenza per i minorenni e per i loro adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata, si appresta ora a varcare la soglia del Senato per la seconda e decisiva lettura.

Dall’intuizione a Reggio Calabria a pilastro nazionale

Il cuore profondo dell’impianto normativo trae origine, come avevamo raccontato lo scorso 15 gennaio in occasione della presentazione del testo a Palazzo Montecitorio, dalla straordinaria intuizione del giudice Roberto Di Bella. Nel lungo e complesso periodo in cui ricoprì l’incarico di presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, Di Bella comprese la necessità assoluta di intervenire per rompere la catena che unisce tragicamente il destino di tantissimi giovani a quello delle famiglie mafiose di appartenenza. Quello che era nato oltre dieci anni fa come un protocollo sperimentale nei tribunali di frontiera, si appresta a diventare ora un vero e proprio pilastro legislativo nazionale per la tutela dei minori. È lo stesso magistrato, oggi presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, a delineare la portata epocale del cammino compiuto, richiamando quell’orizzonte temporale che oggi appare straordinariamente vicino: «È un precedentemente assoluto a livello mondiale, può diventare una pietra miliare nel contrasto alla criminalità organizzata, e colma un vuoto di tutela. L’auspicio, entro il 2026, è che ci sia l’approvazione definitiva».Si tratta di un lavoro autenticamente bipartisan, frutto di un lungo e meticoloso approfondimento in Commissione Antimafia, volto a dare dignità strutturale a un percorso che non poteva più reggersi unicamente sulla buona volontà e sul coraggio dei singoli magistrati o delle associazioni sul territorio.